sabato 29 dicembre 2012

raceK

 
Un nostro amico di BMW K ne ha due, mi pare una k100 8 valvole e una K1100RS 16 valvole. Una sera al pub, d'estate ce ne stavamo ad un tavolo all'aperto con davanti parcheggiata proprio la k100rs, e io chiesi al suddetto personaggio "zio, perchè non me la vendi?", sia da lui che da Enrico la risposta arrivò quasi all'unisono " e che ci fai?", con quella di Enrico che si dilungò un po' di più in un pittoresco "... con questa moto di merda". La mia ovvia risposta fu che secondo me sarebbe stata una validissima moto da corsa. Ignorai tutte l'elenco di opinioni che mi vennero spiattellate come pareri contrari quando per me alcuni erano invece punti a favore ( é lunga come un treno, pesa come una caldaia a olio combustibile, da qual motore non tiri fuori cavalli nemmeno a piangere ecc.), e il discorso fini li, tanto di tempo da dedicare all'ennesima follia non ce n'è, visto che non riesco a finire nemmeno quelle che ho cominciato.
Comunque il baco mi è rimasto in testa. All'epoca si erano visti anche telai speciali per quel motore (ci ho fatto un post tempo fa), corrono le Guzzi, c'è chi si è azzardato a correre con la vecchia Gold Wing, perchè non con una K? Ovviamente nelle gare per moto classiche.
Come sempre le idee non vengono mai a una persona sola, e per fortuna c'è chi ha tempo voglia e capacità di metterle in pratica. www.oldracer.co.uk

mercoledì 26 dicembre 2012

L' Histoire de Ducati Tome 3

 
 
 
E' uscito da poco il terzo volume della saga sulla storia della Ducati raccontata da Marc Poels.
Il libro tratta il periodo dalla Pantah alle prime 900 Supersport, in pratica dalle prime moto con distribuzione a cinghia fino alla fine degli anni '80, includendo quindi tutto il fantastico periodo delle mitiche TT2, TT1 e loro derivate, che dominarono nelle gare Endurance e per derivate di serie in tutto il mondo, e che furono una straordinaria base di partenza per tutte le successive sportive bolognesi.
Marc ha fatto un lavoro di indagine e ricostruzione storica a mio avviso senza precedenti. In nessun libro ho mai trovato tanti aneddoti e tanti particolari (oltre a tantissime foto molte delle quali inedite) riguardanti sia le moto che i personaggi che resero quel periodo così prolifico.

martedì 25 dicembre 2012

giovedì 13 dicembre 2012

LA STUFA E IL BARBIERE


In questo mese di dicembre che come tutti i mesi di dicembre mi lascia poco spesso libero dal lavoro, ieri anche io avevo il mio giorno di riposo: l'ultimo intero prima di Natale. C'era anche lo sciopero dei distributori di benzina e avrei potuto usarlo come alibi, dato che avevo il serbatoio quasi vuoto e la moto ferma in garage forse da un mese e la revisione da fare. Invece ho deciso che mi sarei forzato e avrei vinto la sfida con il freddo: l'altro ieri sera mi sono bardato come un palombaro e sono andato in paese a fare il pieno prima che scattasse lo stop dei benzinai. Freddo cane, soprattutto alle gambe nonostante i sottopantaloni termici, ma il peggio è stata la visiera del casco completamente appannata e anzi fradicia di condensa dopo un chilometro dalla partenza: avevo pensato di fare un giretto prima di rientrare, ma è stato meglio lasciar perdere.

 

Ieri mattina mi sono alzato di buon'ora e, vinte le lusinghe della stufa a pellet di cui sopra, installata da due settimane e grazie alla quale si riesce finalmente ad avere anche in casa mia una temperatura che non sia polare, ho deciso di partire.
La prima cosa è stata mettere l'interno imbottito nei pantaloni: non era stato un caso se la sera prima m'aveva fatto freddino. Magletta, maglia antivento Lidl, pile Decathlon (tutto all'insegna del basso costo, ma vi invito a provarle entrambe!), sottopantaloni, calze elettriche, pantaloni, stivali, giubbotto, sottocasco, casco, borsetto... ancora non era l'ora di pranzo e ho pensato fosse il caso di uscire.
Dopo un chilometro mi sono reso conto che avevo un piede gelato: filo calza staccato, tornare alla base. Risolto l'inconveniente, arrivo al centro revisioni e mi accorgo che hanno traslocato dall'altra parte del paese. Dopo il giretto dovevo farmi i capelli, andare a pranzo e ripartire in macchina per Pontedera: fanqulo alla revisione, chi vuoi che mi fermi...

E finalmente via, verso la Chiantigiana. Grazie ai gatti morti e alle manopole riscaldate anche le mani sono rimaste bene al caldo nonostante i campi tutto intorno fossero bianchi come dopo una nevicata e la temperatura probabilmente fosse di qualcosa sotto lo zero. Solito bar a Castellina, solita colazione e ripartire.
Fino a quel punto ho avuto come la sensazione di non godermi il giretto, il tempo che mi ero faticosamente ritagliato: nei giorni passati ho anche meditato se non fosse il caso di lasciar perdere tutto, lo confesso... 
Poi ci sono quei momenti inaspettati in cui la moto tutto d'un tratto mi dà ancora un senso di divertimento, di irrazionale pace... che non cambierei con nulla al mondo.


E in quel freddo polare ho sentito caldo. Mi sono fermato e mi sembrava una mattina di maggio: ho messo la moto sul cavalletto e ho fatto queste foto. E poi sono andato a farmi i capelli.