martedì 25 ottobre 2011

Centotré pollici cubi!



A me le Harley facevano cacare: non le ho sopportate per almeno quindici anni. Da ragazzino per la verità ero affascinato da quel motorone tutto cromato e così figo, ma ben presto il richiamo dei semimanubri fu più forte, tanto forte da farmi per anni e anni chiedere cosa potesse spingere una persona sana di mente a spendere vagonate di soldi in mezzi così lenti, pesanti e fuori dal tempo.

Tutto questo è rimasto invariato o quasi fino a poche settimane fa, quando con Sauro sono andato in concessionaria Harley a provare una moto. Mi era toccata la XR 1200 per un giretto brevissimo e tutto su strada dritta: piacere di guida zero. Però dentro c'erano quelle "grosse", e mi son messo a guardarle: le ho trovate belle, ben fatte e soprattutto ben rifinite, con un livello di qualità percepito al primo contatto decisamente più alto rispetto alla media delle moto europee o giapponesi. E mi è venuta la curiosità, tanto che l'altro lunedi ho richiesto una prova, fissata per ieri mattina alle undici.


Firmo lo scarico di responsabilità e mi accompagnano verso la "mia" Swithcback nera. Le giro intorno e la vedo bella, solida e ben rifinita come mi ricordavo. Con un dito do un colpetto sul parafango anteriore e lo sento suonare come fa il buon metallo; tocco la calotta cromata che ricopre il faro anteriore e percepisco il freddo rassicurante dell'acciaio: le uniche parti in plastica mi sa che sono le borse laterali. Difficile spiegare, ma è una bella sensazione.


Dopo le indicazioni del tipo della concessionaria è ora di mettere il casco e partire. La prima entra con un bel calcio deciso sul pedale: leggero rumore, niente a che vedere con il teutonico CLONK della mia BMW. I primi metri sono di leggero smarrimento, un po'per la posizione di guida per me insolita, un po'per il manubrio che al minimo e a ogni rilascio della frizione nel traffico prende a oscillare in modo sulle prime preoccupante: poi ci si fa l'abitudine, ma all'inizio spiazza un poco.


Con guida titubante decido di andare in autostrada fino all'uscita Firenze Impruneta e poi fare un breve giretto in Chiantigiana per capire come si comporta la balena in mezzo alle curve. La prima, sulla rampa di imbocco dell'autostrada, fa paura: freno anteriore zero, e poi ero mentalmente preparato a qualcosa di molto più ostico da far girare. Invece scopro con stupore che anche una Harley funziona su per giù come una motocicletta... e non è nemmeno tanto male.
Entro in autostrada e iniziano i problemi veri. Nonostante il parabrezza di serie o forse amplificate proprio da quello, le turbolenze sono notevoli e a 120 all'ora scuotono forte il casco e danno abbastanza noia anche alle gambe che sono esposte e troppo sdraiate in avanti: mi rendo conto che per mantenere il comfort sufficiente la velocità di crociera non dovrebbe essere più alta di 110 orari, e questo mi fa veramente poco piacere.

Uscito un po'sfiduciato dall'autostrada vado a mettere benzina e per paura di non saper mettere il pachiderma sul cavalletto mi faccio aiutare dalla benzinaia. Fatta 'sta figura di merda, mi dirigo verso l'Impruneta per una stradella in salita. Motore bello presente e pulsante, andatura tranquilla fra i 50 e gli 80 all'ora... un piacere di guida insospettabile. Tra le curvette del Chianti i quasi quattro quintali non si sentono minimamente: si nota un bilanciamento dei pesi nettamente spostato verso il dietro, ma fatta l'abitudine si impara a frenare un po'di più con il dietro, a spedalare un po'di meno sul cambio e a godersi il pistonare tranquillo del 103 che non chiede altro che non essere maltrattato. La sospensione posteriore è un tantino rigida e le buche si sentono anche se sono ben filtrate dal sellone morbido e comodo, ma quello che resta impresso è la rotondità di guida che regala questa moto, la incredibile maneggevolezza in mezzo alle curve strette e il suo modo "morbido" di farsi apprezzare.

In troppo poco tempo il mio giretto mi riporta a Grassina, da dove torno verso il casello della A1 per rientrare alla base. Riconsegno la moto, ringrazio e scambio impressioni con i ragazzi della concessionaria. Gente appassionata, competente e veramente disponibile; non so se un giorno comprerò mai una Harley (non mi sento di escluderlo a priori!), ma certamente non mi scapperà mai più detto che son moto che mi fanno cacare...

lunedì 3 ottobre 2011

Armata Pantahleone bek in ekscion



eccomi qua, sono tornato.
molti sentivano la mia mancanza, i più speravano in un allontanamento definitivo.
Quelli che mi conoscono avranno saranno gia su youporn, per chi non mi conosce, mi presento:
mi chiamo anarky (claudio) e sono la perte più polemica e stupida del blog. il mio ultimo post risale all'incirca ad agosto 2010, dopo l'incidente di adria, ormai è passato più di un anno e dopo aver chiesto il permesso alla mia compagna sono pronto
per tornare a rompere (le palle).
Quindi partiamo, perchè dopo tanti post inutili eccone uno che non serve propio a niente!!!!!
Quindi..... si diceva che è gia passato più di un anno da adria e quindi i tempi mi sembravano maturi per riiniziare l'avventura
dell'endurance. L'esperienza del 2010 è stata meravigliosa, incidente compreso, e meravigliosa è un aggettivo che gli rende merito. La Pina, le gare, gli amici dentro e fuori la pista, le scivolate e le ricostruzioni della pina, sono tutti gli ingredienti (ma ce ne sono altri) che hanno reso grandissima quella s
tagione
E allora via nuova sede/garage per l'Armata Pantahleone
La sede è stata costruita seguendo tutte le moderne regole sull'abusivismo edilizio, in perfetto stile anarky, e dentro è ancora meglio,un moderno garage anni 70 con attrezzi dell'epoca dove balzano all'occhio, un manichino dell'erede della pina un paio di motori e una stufa a legna, tutti ingredienti per partire alla grande.
Mi dispiace per voi, ma l'avventura è ripartita e non vi libererete tanto facilmente di me

pensierino della sera:
Hitler ha scatenato la seconda guerra mondiale perchè non possedeva un Pantah