venerdì 27 agosto 2010

(INGLORIOSA) FINE DELLA FAVOLA



Ho comprato la mia prima Ducati nel 1993. Nel '91 avevo preso la Mito da Stensy a Incisa, che era concessionario Cagiva-Ducati: bazzicando continuamente da quelle parti era inevitabile che non mi appassionassi a quelle moto rosse e rumorose con quel telaio strano e due cilindri invece di quattro. Che oltretutto stavano anche iniziando a vincere in pista. Dopo il primo mondiale di Roche la strada era in discesa... e più che queste moto rosse vincevano e più che io desideravo averne una almeno simile in garage. Fin quando non arrivò la mia 750 SS e con lei l'orgoglio di girare per strada con una Ducati. Orgoglio che si rinnovava ogni domenica che le Ducati vincevano sulle piste di tutto il mondo, tanto che sulle mie moto iniziò a far capolino il numero 23 di Doug Polen, presto sostituito dal 53 di quando correva in America: lo stesso 53 che tutt'ora fa discreto capolino sui fianchi della Quattrostagioni e sul codino della SL...




Oggi non ho più una Ducati come moto di tutti i giorni. Da qualche anno sono diventate moto che non rispecchiano più il mio vecchio e sfigato concetto di moto all'italiana: piuttosto che turarmi il naso, meglio guidare tedesco e tirar fuori la vecchia Superlight quando ho tempo e mi sento in vena. Da parecchi anni non guardo quasi mai le gare della superbike: quelle che una volta erano moto derivate dalla serie oggi sono prototipi mascherati, e i piloti che le guidano sono generalmente gente che non ha trovato posto nel motomondiale.

Trovo tutto questo poco interessante, ma leggere della Ducati che si ritira mi ha fatto veramente tristezza. E' come se si chiudesse definitivamente con il passato anche dal punto di vista agonistico: tutto questo mi fa sentire Ducati inspiegabilmente ancora più lontana, anche se in definitiva non avrei mai comprato una 1098 nemmeno sotto tortura. Boh... sono triste. Ma il numero di Polen sulle mie moto c'è e ci rimane, a testimonianza del fatto che le favole non sempre hanno il lieto fine ma è sempre bello ricordarsele...

mercoledì 18 agosto 2010

desmocinghie o desmocatene



Recentemente i giornali parlano di un futoro passaggio dei motori Ducati superbike dalla distribuzione a cinghia a quella mista ingranaggi-catena.
La famosa cinghia dentata introdotta da Taglioni sul Pantah ha tanti vantaggi. Oggi però sui moderni 4valvole iniziano ad esserci dubbi riguardo costi di manutenzione e rotture sospette, quindi la decisione di cambiare strada.
Anche in passato però ci sono stati dubbi a proposito di sistemi di distribuzione.
Nella prima foto si vede quella mi pare una trasformazione artigianale da coppe coniche (carter quadri) a cinghia dentata. Nella seconda credo sia un prototipo ufficiale di bicilindrico derivato dal coppe-coniche carter tondi trasformato con distrubuzione a catena. Forse anche all'epoca c'era l'idea di rendere la manutenzione più semplice ed economica, visto che sul carter tondi la spessorazione delle coppie coniche era particolarmente difficoltosa, come sappiamo poi si limitarono a cambiare sistema di fissaggio delle coppie coniche dando vita ai motori detti carter quadri.

domenica 15 agosto 2010

BUON FERRAGOSTO!


Mi hanno sempre detto che sono bravo a scrivere. Non lo so se è vero; di sicuro per certe cose sono più bravo a scrivere che a parlare.
Negli ultimi tempi ho girato molto in moto, e l'ho fatto quasi sempre da solo. Solo recentemente la Giulia ha iniziato a mostrarsi interessata alla moto, e quindi non c'è nemmeno stato il tempo di farle fare un po'di vero e proprio allenamento, se escludiamo il giro a Castelluccio di due settimane fa. A parte questo, la stagione ancora in corso me la ricorderò per alcuni giretti di mezza giornata in sua compagnia, peraltro molto piacevoli, e tre uscite chilometricamente importanti in solitaria: la Costa Amalfitana, l'Abruzzo+Basilicata e la Provenza+Svizzera. Tutto bello, ma mi mancava una giornata come quella di oggi.

Partire relativamente tardi la mattina insieme agli amici di sempre, con il ritrovo alla stessa ora di sempre nello stesso posto di sempre. Non è importante fare duemila chilometri o stare in sella da mattina a sera. Si può anche arrivare semplicemente in cima al Muraglione, trovarsi tutti lì a prendersi allegramente per il culo come era quindici anni fa e come spero sarà fra altri quindici e fra altri trenta, fermarsi per pranzo a una sagra paesana e restare a tavola fino alle tre unicamente per il gusto di stare insieme. Sì: questa cosa non si faceva da un sacco di tempo e a me mancava. Grazie a Massimiliano, grazie a Sauro, grazie a Luna e grazie a Gianfranco che si è svegliato per miracolo. Unico rammarico, la mancanza della mia fidanzata... ma ci rifaremo.

Grazie a tutti!

giovedì 12 agosto 2010

BFG Moto

Tempo fa avevo pubblicato un post per aprire un sondaggio su quale potesse essere in assoluto la moto più brutta che si fosse mai vista. In effetti però non si può sempre conoscere tutto, e infatti questa mi mancava.


Viaggiando si fanno sempre nuove scoperte e nuove conoscenze. Nella mia recente passeggiata in terra francese mi sono imbattuto, mi pare a Briancon, in due di questi inguardabili oggetti di cui ignoravo (volentieri) l'esistenza. Una volta parcheggiata la Quattrostagioni, mi sono messo a girare intorno con faccia il meno schifata possibile ai due vespasiani in oggetto, incontrando lo sguardo orgogliante dei rispettivi proprietari.

Non riuscendo a capire l'origine di un tale buglione, ho francesemente attaccato bottone con il tipo vestito in gins, ovviamente cercando di nascondere i conati di vomito per quanto fosse possibile. Sono stato quindi informato dell'esistenza, incredibilmente conclusa, di una casa motociclistica (?) francese chiamata BFG, produttrice del modello Odyssee in oggetto.

La prima cosa che mi aveva incuriosito era il motore, un brutto quattro cilindri boxer di cui non riuscivo a capire l'origine, tanto che avevo pensato fosse autocostruito. L'orgogliante proprietario mi ha invece informato che trattasi nientepopòdimenoche del motore 1299 di una gloriosa Citroen GS, modificato solo nell'estetica delle testate e in pochi altri particolari. Di derivazione Citroen, per quel che mi diceva il tipo, anche la trasmissione a cardano, realizzata utilizzando il semiasse di una Mehari, e il bel (???) faro anteriore preso pari pari mi sembra da una Ami 8. Il cruscotto è invece preso dalla Renault 5 Alpine... quasi mi dispiace di non aver preso la documentazione fotografica della bella figura che fa un cruscottino largo quasi un metro all'interno della carena di una moto. Però ho avuto la fortuna di vedere i due fortunati proprietari salire in moto, accendere il motore (minchia che rombo!) e allontanarsi contenti. Però senza fretta...

Poi oh... resta inteso che ognuno si diverte con quello che gli piace di più: basta vedere quanti Monster1100 monobracciati cantileverati ci sono in giro. Come? Pochi? Ah...

domenica 8 agosto 2010

Armata Pantahleone: novità!!!????

il presente post è scritto da una mente che non ha mai smaltito completamente l'anestesia

mentre io andavo sotto i ferri per ridure chirurgicamente la perdita di cervello, sauro prendeva contatto con fornitori e concessionari per un eventuale cambio di moto

ebbene si.
ormai per quest'anno la stagione verte ala fine, rjeka la salteremo per la mia momentanea deficenza (fisica) e franciacorta, la gara di ottobre e in forse per un altra deficenza, quella monetaria, in quanto la pina va rimessa in piedi, e allora abbiamo pensato al prossimo anno
e come si dice, anno nuovo moto nuova,
avevamo pensato a un tt2 oppure a un F1 semicosentito dal regolamento, alla fine è arrivata la proposta di questo concessionario che ha fatto provare a sauro una LAVERDA

è stata solo un veloce presa di contatto con il mezzo , di cui abbiamo solo un paio di foto.

giovedì 5 agosto 2010

PICCOLE MOTOTURISTE CRESCONO...


Due righe sul finale della mia settimana di ferie... giusto per fare autocelebrazione. Tornato dalla giratina francese/svizzera mercoledi sera, venerdi sono andato a prendere la Giulia (in macchina) con l'intenzione di partire il giorno dopo per il nostro primo fine settimana in moto. Avevo deciso di portarla a Castelluccio di Norcia e magari arrivare fin giù a Campo Imperatore, anche se il programma forse per lei era troppo impegnativo per essere la prima uscita lunga dopo giretti di un paio d'ore al massimo.


Non sto a fare il resoconto preciso della giornata, ma è andata che siamo arrivati a Castelluccio passando da Colfiorito dopo aver preso un po'di freddo e rischiato pure l'acqua, abbiamo pranzato alla Taverna (che consiglio vivamente) e dopo un giretto giù a Norcia non sapevamo come tirare fino al giorno dopo: arrivare fino a Campo Imperatore era impegnativo, vista anche l'ora che avevamo fatto, e girare lì intorno anche il giorno dopo non è che ci tirasse granché. Abbiamo quindi deciso di tornare a casa in serata: 530 chilometri da mattina a sera, e a fine giro la Giulia era meno stanca di me.


Ora... non è tanto dove siamo stati ad essere importante, ma piuttosto l'esser partiti insieme. In moto. L'aver fatto i bagagli la sera prima pensando di restare fuori per la notte e aver litigato per cosa portare e cosa non portare. L'essersi svegliati, preparati ed essere partiti per stare fuori la prima volta almeno da mattina a sera. L'aver fatto tanti chilometri insieme e non essersi sentiti tremendamente stanchi una volta arrivati a casa la sera. E poi è bello iniziare a riconoscere degli automatismi di comunicazione stando in moto... quei gesti ripetitivi attraverso i quali si inizia a capirsi anche senza poter parlare... in attesa di avere l'interfono! Mi guardo indietro e penso alla prima volta che siamo andati da Pontedera a Livorno e ritorno, in superstrada, e mi ricordo ancora la stanchezza di entrambi al rientro e l'abbattimento di entrambi al pensiero che almeno in moto non eravamo proprio fatti l'uno per l'altra.

Boh... magari non mi diventerà una mototurista incallita, ma intanto il primo passo l'abbiamo fatto. Il tempo non manca; da ieri non manca più nemmeno la giacca per lei!