giovedì 27 maggio 2010

...

Vi ricordate la storia delle chiavette sfalsate? ero rimasto in sospeso con Rinaldo Angiolini che mi aveva detto "se mi chiami fra qualche giorno...".
Qualche giorno fa ho accompagnato un amico in cerca di aiuto nella sua bottega, e appena mi ha visto Rinaldo mi ha messo in mano il biglietto qui sotto, relativo allo spostamento dei captatori di accensione da fare in concomitanza al montaggio delle chiavette :-)



lunedì 24 maggio 2010

Tanto rosso e un po' di giallo




Un'altra delle moto di Alberto Fanara di Acireale.
Si tratta di un'Alazzurra 650 a cui Alberto ha fatto da solo la carrozzeria in vetroresina, oltre ovviamente a tanti altri lavori meno evidenti, a cominciare dalla manutenzione ordinaria.

mercoledì 19 maggio 2010

Armata Pantahleone: Magione - Parte prima

scusate il ritardo

n.b.

questo post è scritto da una mente che pensa che riflettere è un verbo per specchi

n.b.b.
alcuni vocaboli del post sono tratti a caso dal vocabolario Bosh-NGK per rendere lo scritto elettrizzante
sabato 08 maggio 2010 ore 08,00, io sono gia a magione dalla sera prima e aspetto sauro per l'imminente ingresso in pista per le prime prove cronometrate delle 09,30. Eccolo li, che con calma a bordo del suo scudo parcheggia accanto al camper/ospitality. Subito scarichiamo la Pina,

prendiamo le misure per l'eventuale nuovo pilota

e facciamo un paio di foto pubblicitarie del team,

quindi ci giochiamo a birra e salsicce il primo ingresso in pista. Vinco io e faccio partire sauro, primo perchè sono magnanimo e secondo perchè la pista è con asfalto freddo e umido. Sauro, con l'aiuto del più giovane del


team, si prepara e si avvia al cancello d'ingresso in pista e inizia a studiaregli avversari.




Via, sono iniziate le prove e sauro, con asfalto umido fa segnare dei discreti/buoni con un paio di 1'32 e dal terzo giro in poi 1'30 di passo. Dicevo buoni perchè c'era gia qualcuno (i primi) che giravano su 1'26. I giri passano e sauro tiene sempre l'1'30, fino all'ultimo giro dove per colpa del destino reo, sauro incappa in una chiazza d'umido e scivola.Finito il turno di prove il trattorone blu riporta sauro e la Pina ai box e iniziamo a contare i danni. Niente di esagerato, carena in sette pezzi leva freno anteriore andata e pedana freno post. nelle aiuole, ma il problema più grosso è il motore che secondo sauro non girava per niente bene. Borbotta e non stende tutti i giri.
Ci dividiamo i compiti, sauro parte per arezzo a prendere secchi di ricambi e io inizio a smontare la Pina e cercare di capire che cos'ha, e veloci perchè alle 16,00 ci sono altri 20 minuti di prove cronometrate. sauro va e torna nel tempo record di 2 ore, io smonto tutto e forse trovo il difetto, una bobina è andata, quindi rimontiamo tutto e per sicurecca montiamo anche le centraline nuove. Con del nastro americano facciamo stare in piedi la carena, e in men che non si dica è gia arrivata l'ora di entrare in pista. Mi vesto, monto in moto e entro in pista, un giro di riscaldamento e poi inizio a tirare, sembra che vada tutto bene, entro nel rettilineo lungo, tiro la terza 9000giri, la quarta 9000giri la quinta borbottio a 5000 e si ferma li . Esco, provo a allineare i carburatori, più per fare qualcosa piuttosto che non fare nulla, rientro e uguale, borbottio e con aggiunta di scoppiettii. Esco definivamente, prima di distruggere il motore (adria è ancora nei miei pensieri) torno al furgone e inizio a parlarne con sauro. Dopo mezz'ora di chiacchere siamo d'accordo su una cosa, ed è che non suiamo d'accordo su niente. Lui continua a pensare alla corrente, mentre per me potrebbero essere problemi di benza. Qui interviane la mia saggia compagna che ci elargisce il consiglio giusto: fate entrambe le cose.

Detto fatto, sauro riparte per arezzo a prendere un altra valigiata di ricambi (l'organizzazione è basilare in queste gare, meno male che non eravamo in sicilia), e la sua compagna (la splendida e mai troppo lodata Luna), e io riinizio a smontare la Pina, e questa volta perbene, si ricontrolla tutto l'impianto elettrico a partire dai pick-up, e si spippola tutti i carburatori. Sauro va e torna nelle solite 2 ore ( è un passista anche per recuperare ricambi), e insieme riinziamo a rimontare la pina. I pick-up erano montati male, li sistemiamo, rimontiamo tutto ricontrollando ogni minimo particolare, e la mettiamo in moto che sono gia le 21,00 passate e le moto dovrebbero zittirsi alle 18,00. Una manciata di sgassate e un paio di girate nel parcheggio ma niente da fare, cosi a orecchio i borbottii ci sono ancora e gli scoppiettii sono aumentati con stupende coreografiche fiamme blu dallo scarico. Ok, la rimettiamo sul cavalletto e andiamo a letto, sperando che la notte porti consiglio, anche perchè se nelle prove della domenica mattina non facciamo segnare un tempo, non ci qualifichiamo per la gara
Buona notte

martedì 18 maggio 2010

Paso 750 "Mario Foffa"








Questo è il primo post che dedico alle moto di Alberto, un appassionato di Acireale che condivide con noi la passione per le Ducati e per il lavoro necessario a mantenerle in forma.
Inizio a mostrarvi le sue moto partendo dalla Paso 750, una delle meno frequenti fra tutte le Ducati storiche che si vedono fra le cosiddette Special, troppo spesso tenuta poco in considerazione, invece secondo me ha delle caratteristiche che l'hanno resa una Ducati modernissima per l'epoca ed ancora oggi, la prima desmodue a montare una sospensione posteriore progressiva, ha una ottima ciclistica solo un po' mortificata dall'infelice scelta della misura di cerchi e gomme (se solo avessero scelto un cerchio anteriore piu stretto invece del 3,75...). La Paso di Alberto ha il motore completamente preparato da Mario Foffa, noto preparatore di bologna scomparso pochi anni fa, con teste dai condotti lavorati, alberi a cammes Gio.Ca.Moto, pistoni ad alta compressione, carburatori Dellorto da 41, scarico 2in1 F1, imbiellaggio ribilanciato e alleggerimenti vari, monta una ruota posteriore da 17" e l'anteriore originale da 16 ma con un pneumatico di 130/70 (quindi più alto). Ho guidato tutte le versioni di Paso costruite, anche qualcuna un po' rimaneggiata, ma mai una su cui fosse stato fatto un lavoro così profondo. Gran bella moto, e complimenti per le pieghe :-)

martedì 11 maggio 2010

AMMAGIONE - 2

L'altro ieri sera si parlava di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Io per non mi sbagliare di solito dopo cena ne prendo uno di quelli piccoli da grappa, lo riempio appunto fino a metà del suddetto strabiliante distillato... e lo svuoto mediante degustazione del suo contenuto.


Attacco con questa cazzata per sdrammatizzare un po': lo so che sono ANCHE l'addetto-stampa del team (appena autoproclamato), ma mi piacerebbe che i particolari (se vogliono) li raccontassero direttamente i piloti. I quali, lasciatemelo dire, si sono fatti onore almeno al pari della Pina, la loro creatura. Perché si fa presto a dire "gare di moto": anche a queste garette poco più che amatoriali arriva gente con organizzazioni ben oltre l'immaginabile e bagggettt da motomondiale. E poi ci sono quelli come Sauro e Claudio: pochi soldi da buttare, tanta passione nel lavoro e tanta manetta. E succede che moto come la Pina crescano dentro un garage dopo cena o la domenica, facciano zero prove e si presentino in pista così, quasi alla cieca. E che con i loro piloti-meccanici navighino per un'ora e mezza di gara intorno alla quinta/sesta posizione, con un passo tra il minuto e 28 e il minuto e 30, che a Magione per un Pantah abbiamo scoperto essere un gran bel girare. Purtroppo non è stato raccolto quanto era stato seminato, ma il meritato applauso che ha accolto Sauro al suo rientro ai box a fine gara ha comunque il suo valore. Adesso ci sono cinque mesi prima della gara a Franciacorta: il tempo per migliorarsi ancora non manca di certo... e sono sicuro che Sauro e Claudio sono già lì che elaborano nuove idee.
Passiamo ora alla doverosa pubblicazione di alcune foto scattate da me medesimo in quanto addetto-stampa e fotografo ufficiale del team. Cazzo, è toccato fare tutto a me... :-)

La zona paddock dedicata all'Armata Pantahleone: in primo piano il motoròm con annessa ospitàliti, più dietro il camion officina


I concitati momenti precedenti la partenza: si noti la tensione dei due piloti


La Pina in attesa della partenza, assistita anche dall'occasionale tennico ontrac: il mitico Stensy, riconosciuto mago dei Pantah

I 3 del muretto box: da destra la Luna, responsabile acquisizione dati con rossetto rosso e telemetria inchiostro-cartacea, Mirko, cronometrista ufficiale, e io, addetto alla tabella dei tempi . Tra l'altro è stata l'unica volta in vita mia in cui ho potuto presentare un pass con la dicitura "meccanico"...

Un momento di calma apparente, appena dopo aver segnalato un buon tempo

Sauro in attesa del rientro di Claudio per il cambio-pilota


domenica 9 maggio 2010

AMMAGIONE

E' andata.

Come è andata è una questione di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: io so solo che oggi è stata una bella giornata, un bel ritrovo di vecchi e nuovi amici e un gran bel "fare gruppo". A fine gara ci sono state lacrime amare e lacrime di commozione; la frase più bella l'ho sentita da uno dei componenti del Team La Fortezza, quando ha detto a Sauro "Hai visto? Noi non sapevamo nemmeno se avevate qualcuno ad aiutarvi per il servizio in pista e invece guarda quanta gente...".

In effetti eravamo tanti. Forse più di una ventina di persone si sono mosse da casa per questo "evento", per la prima vera gara dell'Armata Pantahleone... e tutti ci siamo messi a disposizione, ognuno nel modo che ha potuto, per dare una mano o anche solo per far sentire un supporto "morale". E ognuno di noi ha trattenuto il respiro per tutta la durata della gara: anche la Giulia che inizialmente mi aveva amorevolmente seguito con pacata rassegnazione. Al muretto box eravamo io, Luna e Mirko: Mirko prendeva i tempi, Luna li annotava e io li comunicavo ai ragazzi in pista con la tabella. Non so come sia stato per gli altri... ma per me è stata una grande esperienza, fino a quel bastardo settantatreesimo giro e anche e forse ancora di più dopo.

Forza Sauro... la gara più importante è quella di sabato prossimo!

giovedì 6 maggio 2010

SUPERLATIVO


Pubblico volentieri la foto di questo bellerrimo Pantah, ricevuta fresca fresca stamattina dall'amico Nicola (il possessore della Superlight di pochi post fa, per chi non lo ricordasse...), aggiungendo solo le poche ma illuminate parole con le quali ha commentato ciò che mi stava mandando:

"La madre delle Pantah è una gran porca ed è sempre incinta. Il fecondatore è un preparatore Ducati: Girolamo Croce di Montecchia di Crosara (VR) "Da Nicola" "

Riparare motociclette è un'arte stocastica

Stavo cercando il modo di parlare del libro di Mattew Crawford "Shop Class as Soul craft" tradotto come "Il lavoro manuale come medicina dell'anima", quando ieri mi è capitato l'ennesimo episodio scatenante sul lavoro, cose del genere me ne succedono spesso, ma evidentemente doveva capitare dopo aver letto questo libro per generare la riflessione con cui sto per tediarvi.
Ho frequentato l'Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci di Firenze, scuola famosa per aver sfornato migliaia di eccellenti meccanici fiorentini, quei meccanici che facevano "gli occhi alle pulci" e che hanno reso uniche nel mondo aziende come la Pignone, quei meccanici che durante la seconda guerra mondiale fecero a gara con i famosi meccanici tedeschi su chi faceva il foro più piccolo, e vinsero, facendo un foro di pochi decimi e rimpicciolendolo con un riporto galvanico, episodio che potrebbe essere anche una leggenda, ma se lo racconta la persona giusta assume un valore indipendentemente da ciò.
Io non finii gli studi, quindi non sono diventato un tale meccanico. Smisi di studiare dopo che furono aboliti i laboratori di applicazioni pratiche. Da quell'anno in poi, sarà stato il 1996, gli studenti che aspiravano a diventare periti meccanici, quindi tornitori, fresatori, saldatori, esperti in tecnologie ecc. smisero di aver accesso ai torni, alle frese, alle saldatrici e a tutte le altre tecnologie meccaniche. Ebbi la fortuna di frequentare un'anno di " Fucina e saldatura" ed "Aggiustaggio". L'insegnante di Fucina era Franco Berretti, scultore (una sua scultura in marmo bianco ed acciaio è visibile nel castello di Civitella in val di Chiana), che per amore dell'insegnamento e per arrotondare, veniva ad insegnare ad un branco di ragazzi svogliati l'arte della forgiatura. L'aula era una vera officina da fabbro all'antica (oggi la maggior parte dei fabbri non ha più il maglio idraulico e le forge a carbone) con tutti pericoli e le difficoltà annesse, c'era una lavagna per lezioni teoriche ma non c'erano banchi e sedie. Il primo giorno che entrammo in officina sulla lavagna c'era una scritta a tutta grandezza che riportava" IL MAGLIO NON E' UNA TROIA", che stava per dire di non appoggiarsi al maglio visto che data l'assenza di sedie e la pigrizia di noi ignoranti adolescenti, la prima cosa che facevamo d'istinto appena entrati era appunto appoggiarsi al maglio.
Berretti, con fare semplice ma profondamente competente e appassionato ci insegnava come una cosa apparentemente rozza e adatta a sudici uomini con un pesante martello in mano, fosse invece ricca di segreti e difficoltà, appunto un'arte. Anche solo riconoscere la giusta temperatura del ferro solo dal colore non è cosa banale, lui urlava "è freddooooooo" quando qualcuno si ostinava a prendere a martellate un ferro che era passato dal giallo all'arancione. Oppure l'effetto indiretto dei colpi di martello e la conseguente necessità di raffreddare preventivamente le parti da non deformare ecc.
In altre parole lui ci insegnava ad essere curiosi e a pensare prima e durante l'azione. Un'altro mio illustre insegnante fu l'ing. Tacconi, quell'ingegner Tacconi che è autore del capitolo sulle ruote dentate del manuale del perito industriale, chi conosce un po' la meccanica conosce quel libro e sa quanto sia ostico l'argomento. Lui era insegnante di Aggiustaggio, teoria e pratica del lavoro in officina alle macchine utensili, con tutte le regole scritte, quelle non scritte (oggi ormai sconosciute ed ignorate) e un sottinteso insegnamento di amore per le cose fatte bene, ma soprattutto fatte con cognizione.
Oggi questi insegnamenti non ci sono più, non so neanche se insegnano ancora Educazione Tecnica alle scuole medie, materia che secondo me includeva in un certo senso Educazione Civica diventando così utilissima. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Le officine sono piene di gente bravissima a programmare macchine utensili CNC ma completamente incompetente in materia di "perchè certe cose vanno fatte così". La perdita dell'insegnamento pratico nei laboratori ha fatto in modo che si siano formate delle generazioni di metalmeccanici che non conoscono più le regole non scritte, non hanno più l'ambizione di imparare dal proprio lavoro e cercano si specializzarsi nell'arte dell'arrampicamento sugli specchi (e nello scaricabarile, in Italia siamo tanto bravi) piuttosto che nel fare il proprio lavoro a regola d'arte. Quei ragazzi una volta diplomati, se non andranno a lavorare, continueranno a studiare diventando ingegneri, alcuni insegnanti, insegnanti che non potranno più trasmettere quelle conoscenze fondamentali.


(Deutches Museum)

Durante la mia carriera motociclistica i meccanici a cui ho lasciato volentieri la moto sono solo due. Uno aveva tornio e trapano a colonna nel retrobottega, l'altro ce l'ha ancora, e non che il primo non ce l'abbia più, è solo che ha chiuso bottega. Fino a qualche anno fa era cosa ovvia che un riparatore di auto o moto avesse delle macchine utensili in officina e sapesse anche cosa farci all'occorrenza, oggi credo che la maggior parte dei personaggi che trovi nelle officine in tuta da meccanico sappia anche solo cos'è un tornio, e non parlo della definizione che ne spiega l'essenza, ma anche solo saperlo distinguere da una macchina per tappare le bottiglie.
Questa è una delle conseguenze che ha avuto l'abbandono dell'insegnamento delle arti pratiche, conseguenza che riguarda noi motociclisti. Abbiamo meccanici sempre più firmati, sempre più sigillati ed in guanti bianchi quando maneggiano le apparecchiature di diagnostica, sempre pronti a giustificare in qualche modo la tariffa oraria da far invidia a quella di un chirurgo ultrablasonato, eppure il servizio che ci offrono spesso e volentieri è scadente, sempre più distante dalla definizione di "fatto a regola d'arte", viene da pensare che il motivo per cui non si può più entrare nelle officine sia perchè se vediamo come lavorano difficilmente la coscienza ci lascia pagare il conto senza protestare.
A me se passa per la testa di portare la moto in concessionaria, viene subito in mente la risposta "sono bravissimo a romperla da solo".

Tutta questa premessa per dire che sarebbe utile se tornassimo a farci un po' di cose da soli, un po' per risparmiare, un po' per imparare qualcosa, un po' per rompere da soli le nostre moto, provare così lo sconforto di quando si fallisce una cosa che ritenevamo alla portata di un bambino, cercare per qualche ora alla settimana di non essere il lavoro che facciamo ma casomai fare il lavoro che amiamo, e come dice Crawford, tornare ad essere responsabili degli oggetti che usiamo, nel nostro caso le motociclette.

martedì 4 maggio 2010

LATITANTI


Sì: in questi ultimi giorni siamo un po'poco presenti. I motivi sono vari, e ci metterei per prima l'aspettativa di tutti per la gara di domenica prossima; d'altra parte qui dentro del setàp di Valentino o del ciattering di Biaggi ce ne frega veramente il giusto. Quindi la cosa principale di cui parlare sono le moto, ma quelle "vere", quelle su cui ognuno di noi mette le sue sante e irreplicabili chiappe ogni volta che può e gli viene voglia, quelle che accendono la nostra passione e che ci fanno battere il quore con la Q.

Ma le moto non sono mica tutte così. E, giusto per ridere, è da qualche giorno che penso di fare un post "controcorrente", nei commenti del quale ognuno sia libero di riportare alla gloria la peggior cagata a due ruote su cui abbia avuto la sfortuna di imbattersi, direttamente o meno. Che sia una valutazione tecnica o prettamente estetica non importa: voglio il peggio che vi viene in mente. Io ultimamente ho fatto un giretto su una Triumph Tiger 1050 e devo dire che per essere una moto di merda non le manca veramente nulla... ma da tutti voi voglio di peggio! Per parte mia, inizio la carrellata proponendo due perle di rara bellezza estetica: la Suzuki RE5 Wankel di fine anni Settanta (credo: voglia di documentarmi pari a zero) e la improbabile (e stranamente dimenticata... chissà come mai) Laverda Navarro 125 del '90, che molto probabilmente dette il colpo di grazia alle già tormentate sorti della gloriosa Casa di Breganze.

Questo non vuole logicamente essere un post con un qualche significato: vuol solo dire che quando non si sa cosa pubblicare va bene anche la peggio merda! Ora però tocca a voi!