domenica 25 aprile 2010

UN VECCHIO SS...


Non potevano mancare un paio di foto della SL dell'amico Nicola... di cui riporto una frase che mi scrisse tempo fa, quando mi mandò appunto queste immagini: "Vedi non è un fatto di valore economico fine a se stesso,è un fatto di cultura storico motociclistica,quando presi la mia nel 2004 a €.4000 mi diedero del pazzo "spendere 4000 € per un vecchio SS"...

Come non essere d'accordo con lui?

PANTAHENTUSIASTA!!!


Un po'di tempo fa un commentatore anonimo lasciò un intervento su un mio post, facendo intendere di avere in garage una Superlight del '92 identica alla mia. Visto che non conosco nessuno che abbia la stessa moto, e visto che specie in Italia non credo ne esistano ancora moltissime, pensai di chiedergli di contattarmi per farmi mandare qualche foto e qualche informazione sulla sua SL. La prima foto che Nicola mi mandò fu questa qui sopra, nella quale si intravede il serbatoio in vetroresina di qualcosa che somiglia a un Pantah. Nel breve scambio di mail seguente, Nicola mi disse di avere appunto in garage anche un bel Pantah: gli chiesi di raccontarmi qualcosa di più, e alla fine mi ha mandato qualche foto e due righe sulla storia di questa moto. Ho pensato sia il caso di far conoscere entrambe le moto del nostro amico, oltre che di pubblicare quel che mi ha scritto, che riporto qui sotto quasi pari pari:

"La mia Pantah 600 la vidi per la prima volta 4 anni orsono alla salita di Laives (BZ) a cui partecipavo con una Caproni 250 con motore NSU-Max (Monoalbero distribuzione a Biellette su eccentrici,primo motore a vincere nal 1955 il mondiale velocita da privato montato su una SportMax NSU pilota H.P. Muller). Arriva uno dei partecipanti alla suddetta manifestazione, che denomineremo il nostro eroe, ed appena sceso dal furgone ci guarda con compassione e mentre tira giù dal furgone una Ducati Pantah "ragazzi oggi non ce ne per nessuno". Dovete sapere che il nostro eroe è uno convinto che:cilindrata + potenza = sono il più veloce... ma noi sappiamo che non è esatamente così.
Nel serbatoio benzina vecchia, gomme si nere e rotonde ma anche vecchie e dure... il serbatoio si toglieva perchè gli elastici erano marci, l'acceleratore era in pessime condizioni ed i carburatori aprivano uno oggi l'altro domani ecc.ecc.
"Ma dove l'hai preso sto catrame?", gli chiedemmo -"Era di uno che correva in pista è stata un'occasione". In tutti lo aiutammo, sai come siamo noi motociclisti, e così il nostro eroe accese il mezzo e come prima cosa fece una partenza a manetta rovesciata e motore freddo... niente danni ma una grande intraversata di motore con relativo spavento. Il Dio dei Pantah volle che il nostro eroe non fosse un grande manico ma uno scarso un pò in tutto, tant'è che per finire una gara si portava minimo tre moto. Fu così che infatti alla prima manche fortunatamente i pickup se ne andarono in fumo e quindi devette sostituire la moto potente con un laverdino 100 del suo socio, che chiameremo il fruttivendolo di Bassano, il quale guidava una Benelli 250 2c preparatissima. Tale moto aveva il problema che andava solo in pianura, e appena iniziata la salita si ammutoliva. Dopo lunghi e approfonditi controlli si accorsero che aveva poca benzina nel serbatoio ed avendo i rubinetti davanti non riuscivano a pescare. Tanto per dare un'idea dei personaggi...
Decisi che in quelle mani quella Pantah non ci doveva stare: era già massacrata di suo e di questo passo sarebbe andata distrutta Si vedeva che aveva avuto un passato sportivo e quindi meritava qualcosa di meglio per il futuro e la comperai io. Iniziai quindi un lungo restauro conservativo meccanico ed estetico: olio, filtro, carburatori,cavi vari, punterie, candele, riparato e riverniciato la carena con relativi nuovi supporti, sospensioni revisionate (ah... ho notato che le forcelle hanno una regolazione per indurire la molla su tre posizioni ed è camuffata da valvole per il gonfiaggio delle forcelle...). Il motore non l'ho aperto perchè gira bene e mi sembra vada molto forte... chissà? I carburatori sono da 36 e hanno ancora le pompe di ripresa: di solito le toglievano... mah?

Ad ogni modo comunque sia io sono pantahentuasiasta"



Un ringraziamento all'amico Nicola per averci fatto partecipi della storia del primo incontro fra lui e il suo gran bel Pantah... :-)

venerdì 23 aprile 2010

Chiavette segrete


Tempo fa facevo ricerche e supposizioni sulle fasature degli alberi a camme di vari modelli Ducati, in particolare ipotizavo per le SL350 , SS350 e 400 Junior delle fasature piuttosto spinte. Una volta mi capitò di guidare al Passo del Muraglione proprio una 400, e mi ricordo un'erogazione molto appuntita, quasi da 2 tempi, e un'allungo fino a 11000giri con una potenza specifica sconosciuta agli altri Supersport dell'epoca, primo fra tutti il mio 600.
Parlando con Rinaldo Angiolini la confusione era aumentata. Lui mi disse che gli alberi a camme all'interno delle serie SL ed SS erano tutti uguali indipendentemente dalla cilindrata, e le differenti prestazioni erano dovute, per esempio nel caso delle 350, a pistoni piccoli e leggeri e rapporti di compressione più alti. Per motivare queste sue spiegazioni mi raccontò delle cose che gli aveva detto Giorgio Nepoti, interpellato una volta (una delle tante) a proposito di un SL600 che preparato secondo ricetta NCR poi non girava alto come sarebbe stato lecito attendersi, e qui vi lascio immaginare quanto ogni sentimento di gratitudine sia banale e inadeguato quando si ha la fortuna di ascoltare certi racconti.

Come sempre io prendo tutte le informazioni che riesco ad ottenere da testimoni preziosi, internet e letteratura varia e poi tiro le somme, traendo le mie conclusioni, giuste o sbagliate che siano, l'importante è che siano motivate.
Quindi per quanto riguarda i Pantah SL, mi tornava quello che mi aveva raccontato Rinaldo, infatti dalle info che ho in mano mi risulta che addirittura le camme delle 350 fossero leggermente meno spinte di quelle del 600, ed infatti da quanto mi ricordo l'erogazione non era così appuntita verso l'alto come quella delle successive Supersport Junior. Posso immaginarmi che avessero limitato gli incroci per evitare collisioni fra le valvole in motori che avevano pistoni molto bombati e giravano fisiologicamente molto in alto, sono supposizioni che trovano parziale conferma nell'esame visivo delle camme che ho in garage, con mia incredulità quelle del 350 mi sembravano meno cattive di quelle del 650, sembrerebbe tornare tutto.

Sabato scorso, insieme a Claudio abbiamo smembrato un motore 350SS Junior del '91 (a proposito, c'ho trovato dentro bilancieri di apertura del tipo corto), non pensavo più alla storia delle camme, mi riproponevo solo di confrontarle con quelle del 750SS che ho, per vedere se sono effettivamente uguali, stavamo smontando tutto senza troppa attenzione visto che non andrà rimontato, quando togliendo le pulegge sono cadute in terra delle chiavette sfalsate. Ci siamo guardati stupiti, e non sapendo cosa pensare abbiamo concluso che una cosa del genere deve essere per forza segnalata nel manuale d'officina, in quanto le chiavette sfalsate devono essere montate obbligatoriamente nel "verso giusto" altrimenti si ottiene l'effetto opposto, quindi vado a controllare sul manuale e... niente. Nessuna menzione alle famose chiavette ( che confesso, non vedo l'ora di provare in un'altro motore a caso ).
Ieri ero di nuovo a Montepulciano da Angiolini Moto per prendere dei ricambi (ci sono cose che agli Store non sanno nemmeno che esistono ma lui le ha), fatto il lavoro obbligatorio mi sono messo alla ricerca di un'argomento per fare 4 chiacchiere con Rinaldo dato che si impara sempre qualcosa e non capito lì tutti i giorni, così mi è venuto in mente di domandargli della storia delle chiavette. Ovviamente mi si è aperto un libro davanti.
Mi ha raccontato che le primissime SS 350 (almeno le prime 2 che lui consegnò ai rispettivi clienti) non ne erano dotate, fu in occasione di un corso di aggiornamento a Bologna che gli comunicarono di aver predisposto questa modifica, da fare anche sulle moto già vendute come aggiornamento in garanzia, per fare in modo che le moto "camminassero un po' di più", oltre alle chiavette doveva essere spostata la fase d'accensione in maniera consistente, " quasi a fine asola, comunque se mi chiami fra qualche giorno ti dico anche di quanto perchè di sicuro ho ancora la circolare".
Non c'è tanto altro da aggiungere. Scusate il post logorroico e la sintassi fantasiosa, ma quando mi capita così chiaramente di sentire la mancanza di certi meccanici mi viene voglia di invitare tutti a non portare più le moto agli sceicchi con le vetrine luccicanti...
Eppure sembrerebbe tanto facile appassionarsi a qualcosa.

seguito...

TRUMPEEEEEEE!!!!!

Stasera ho ricevuto una mail pubblicitaria. Di solito le cestino al volo, ma questa era interessante: mi ricordava che stasera stessa, sul dopo cena, le concessionarie Triumph avevano in programma un "porte aperte". C'era anche la scorsa settimana, avevo deciso di andare e all'ultimo momento poi me ne son dimenticato; oggi era difficile anche per me, visto che la mail l'ho letta un attimo prima di decidere. Tempo di cambiarmi, salire in moto e arrivare in via Baccio da Montelupo...

Arrivo e trovo diverse moto davanti alla concessionaria. Entro e dopo aver dato un'occhiata in giro chiedo se è possibile provare la Bonneville: solitamente sono restìo ad approfittare di queste iniziative... mi pare di andare a rompere gratuitamente le balle..., ma era da troppo tempo che ero curioso di provare la Bonnie. Firmo la liberatoria e in quel preciso istante la moto rientra; mi metto il casco e salgo in sella. Se la memoria non mi inganna non avevo mai sentito il bicilindrico Triumph come esce di fabbrica, e devo ammettere che l'impressione non è delle più piacevoli. Con lo scarico originale suona fin troppo ovattato, direi addirittura piuttosto anonimo. Cerco di non farci caso, metto la prima e parto con in mente la Bonnie come la vorrei io e non come ce l'ho sotto il culo. Posizione di guida troppo seduta, con le pedane troppo in avanti e un manubrio dalla allucinante piegatura, troppo stretto e con le estremità troppo girate all'indietro: dopo cinque minuti mi facevano male le braccia, ma tanto... io metterei i semimanubri... :-)

Cambio duretto, ma va anche annotato che la moto aveva circa 350 chilometri... magari migliora. Motore molto elastico ma non particolarmente pieno sotto... un po'più allegro salendo con i giri, ma non ho insistito fino alla zona rossa per rispetto del rodaggio: in ogni caso non è che sia un fulmine di guerra, probabilmente anche per la rapportatura piuttosto lunghina. Sulle uniche curve che si possono trovare dentro Firenze, quelle che portano al Piazzale Michelangelo, mi sono vagamente azzardato a una guida un pochino svelta, ma ho ritenuto opportuno tornare a più miti consigli. La moto è fin troppo agile, e le sospensioni hanno una taratura decisamente eterogenea: forcella morbidina e poco frenata accoppiata ad ammortizzatori dalla risposta piuttosto secca. La sicurezza in appoggio è decisamente scarsina. Freni buoni, invece: peccato non siano molto aiutati dalla forcella che affonda un po'troppo.

In conclusione, mi è caduto il mito della Bonnie: l'ho trovata molto giocattolosa e molto poco "moto". Se penso che l'anno scorso ho seriamente considerato l'idea di comprarla ringrazio il cielo di essere rimasto deciso per la Quattrostagioni. Vorrei provare una Bonnie incazzata per capire quanto possa migliorare rispetto alla versione di serie, che è una onesta motoretta da passeggio ma secondo me niente di più. Molto bella sul cavalletto, ma emozioni di guida, sinceramente, me ne ha trasmesse ben poche.

Deluso, mi viene in mente che un sacco di gente mi ha parlato in termini entusiastici del tre cilindri Triumph. Tricilindriche disponibili in prova: due. Street Triple 675 o Tiger 1050. Considero che il 675 è un tantino troppo piccolo per le mie abitudini di guida e chiedo di provare la Tiger, nonostante non sia il mio genere di moto: avrei apprezzato molto una Sprint ST (per quanto secondo me sia orrenda da guardare...), ma l'unico tre cilindri grosso che avevano era dentro la Tiger.

Mi avvicino e il tipo mette in moto: dal tre in uno Arrow senza db killer esce un suono cupo, roco, incazzato nero. Uno dei motori più belli da sentire, secondo me. Una manatina di gas in folle e la lancetta schizza sui 3000 al volo: mica male, penso. Salgo, prima dentro e via. Anche qui il cambio è un filino duro ma meno che sulla Bonnie. Posizione di guida da endurona, con le pedane leggermente più indietro e con il solito manuVrio Triumph conformato a pene di segugio: ovviamente diverso da quello della Bonneville, ma fatto male e scomodo allo stesso modo. Credo che in Triumph abbiano un genio appositamente pagato per studiare i manuVri delle moto. Sella troppo larga nella congiunzione con il serbatoio. Per il resto, noto una strumentazione piuttosto bruttina e confusa, nemmeno dotata del bottone sul blocchetto elettrico per cambiare la visualizzazione delle informazioni sul display: tocca staccare la mano e pigiare il bottoncino gommato direttamente sul cruscotto. Tutto però è perdonabile per quanto è bello il suono del motore, che oltretutto è anche bello rabbioso ai medi. Risucchia e scoppietta in rilascio che è una bellezza, ma non ha una irregolarità a cercargliela. Rapportatura del cambio a occhio e croce giusta, imbocco il Viale Michelangelo dietro a un fenomeno su una ZX6R con un centimetro di gomma posteriore immacolata per lato. Nei curvoni mi trovo frenatissimo dal pilotone, che oltre a non andare un cazzo occupa anche tutta la strada. Poi vede l'uscita della curva e... gasse! Io, abituato al Kappone, spalanco e mi aspetto il finimondo... ma il finimondo non arriva, e al suo posto trovi il limitatore. Il motore, tanto pieno e gustoso ai medi, muore miseramente in allungo proprio quando ti aspetteresti il bello, tanto che in uscita di curva non è che avanzi granché rispetto a un 600 quattro cilindri di cinque anni fa. Se i freni sono senza infamia e senza lode la ciclistica è una merda, senza mezzi termini. Ho provato questa moto per il motore, ma non sono riuscito a non notare quanto faccia schifo a livello ciclistico. Sauro che si lamentava dei dondolii del mio vecchio Bruttistrada dovrebbe provare una Tiger: al confronto pare una barca a remi, per quanto è mollacciona sulle sospensioni. Lasciamo stare l'agilità da portaerei nei cambi di direzione che è meglio... e poi parlano delle BMW che sono troppo lunghe e non sono agili.



Concludendo, sAund a parte sono rimasto un po'deluso anche dal 3 cilindri, almeno in configurazione Tiger: magari provando una Speed Triple le sensazioni sono diverse, non so. C'è chi dice che il 3 è la perfezione perché ha quasi i bassi di un bicilindrico e quasi l'allungo di un 4... ma a me è proprio quel "quasi" che mi lascia perplesso. Mi viene il paragone con il bicilindrico Morini che provai qualche anno fa, e mi chiedo a cosa serva un cilindro in più se poi hai un motore che tira meno sotto ma cammina di meno anche sopra... e la stessa cosa penso si possa dire paragonando questo motore con un 4 valvole Ducati, per quel che mi ricordo.

Dopo la prova sono risalito sulla Quattrostagioni. Posizione leggermente caricata in avanti e non simil-latrina, sospensioni che sospensionano, telaio che telaia, motore che motora. Tornando a casa, tra San Polo e il Poggio alla Croce mi sono divertito a tenerlo sopra i 6000 giri, usando una marcia in meno di quella che sono solito usare. I gusti sono gusti, per carità... ma insomma... :-)

martedì 20 aprile 2010

Desmo Britten



Da pilota John Britten aveva gareggiato con delle Ducati 900 coppie coniche, forse per questo per una delle sue prime realizzazioni di design e aerodinamica scelse un motore bolognese.
Su questa moto era suo, oltre alla carrozzeria, anche il telaio, che ancora montava una forcella tradizionale (che sembrerebbe quella a perno avanzato di una 750Sport).
Purtroppo non conosco altri dettagli della moto, tipo la conformazione del telaio e del motore, come poco nota è anche la prima Britten con motore interamente fatto in casa, so solo che della famosa V1000 definitiva aveva già la struttura di base e la conformazione del motore, che però era raffreddato ad aria e probabilmente a 2 valvole per cilindro anche se sempre bialbero.

venerdì 16 aprile 2010

ALTA COMPASSIONE

L'altro ieri finalmente è arrivato il regalino che aspettavo per la SL. Direttamente dall'Ammmerica una coppia di pistoni JE, alesaggio standard ma ad alta compassione, 11,5:1.

Nessuna fretta di montarli, ma anche solo averli in cassaforte è una bella cosa! Come è stato bello il rito di apertura del pacco... molto sentito, come si può intuire dalle foto!






lunedì 12 aprile 2010

adria


Complimenti ai ragazzi del Motoclub La fortezza che nonostante diversi problemi si sono classificati 6° nella gara endurance di Adria.
Forza che a Magione arriva il podio!









Quest'ultima foto non c'entra nulla con l'endurance ma non potevo non postarla...
Gianfry per la prima volta in pista su Honda 250Gp.
Scusate per la rete.

sabato 10 aprile 2010

Niùs da Adria

Dopo una breve intervista telefonica con il primo pilota dell'Armata Pantahleone vi aggiorno sulla situazione on de trac (sulla pista).

Alla prima gara, alla prima uscita sulla pista di Adria, con un motore da sistemare, le gomme bucate, il vento contrario e una merda di piccione sulla visiera stamattina il nostro eroe Sauro ha portato la Pina fino al settimo tempo in prova. Oggi pomeriggio la sessione cronometrata di Claudio. Domani la gara.

Il fans clubS si è già organizzato per la trasferta. Peccato che manchino gli striscioni... :-)

giovedì 8 aprile 2010

Bikexpo




Per caso ho ritrovato queste tre foto che non ricordavo nemmeno di avere.
Non mi ricordo che edizione era, se 2007 o 2008 del BikExpo di Padova, ma mi pare che fu l'ultima edizione prima dello sdoppiamento con Verona, e queste foto le trovai su Motociclismo.it

mercoledì 7 aprile 2010

Armata PantahLeone: La rinascita

Dopo 10 luuuunghissimi giorni, stamattina alle 02 e spiccioli la Pina è rinata.
Con pistoni nuovi più leggeri di oltre 100gr., con un lavoro certosino di sauro alle teste, completamente raccordate, appena chiusa e rimontato il telaio come per magia si è messa in moto al primissimo colpo.
Anzi al secondissimo, perchè al primissimo c'era ancora la carta nei condotti dei carburatori, è rimasta in moto, sorniona, per una decinaia di minuti, fino all'arrivo di quello che io pensavo fosse un pubblico esaltato per tanta bellezza armoniosa, ma che invece si è rivelato come una massa di vicini incazzati, che, armati di lupara e pitbull ci hanno chiesto gentilmente di spengere altrimenti la strage di Erba, al confronto, diventava una storiella per addormentare i bambini

Ancora un ringraziamento:
stavolta tocca a Gianfranco, che , mentre io e sauro rimontavamo la Pina a forza di cacciavitate nei femori (abbiamo un intesa perfetta), si è nascosto dietro una scaffale e zitto zitto ci ha raschiato il canale di un cerchio anteriore, che, per una mera mia disattenzione aveva messo su un po di ossido, dopo 7 anni a bagno in un fossetto
Grazie gianfry, ora puoi uscire da dietro lo scaffale

Quindi sabato/domenica tutti a adria

p.s.
alcune foto della serata verranno postate da sauro in giornata, perchè di me non si fida e non mi ancora fatto vedere la macchina fotografica






Questo è come si presentava la Pina domenica scorsa 3 nanosecondi dopo il ritorno da Magione

sabato 3 aprile 2010

UNGIRINGIRODIDUGIORNIDUE




Ci sono momenti in cui partire è una specie di necessità. La voglia di andare via ti prende a tal punto che non ce la faresti nemmeno ad aspettare il giorno in cui davvero hai preventivato di andartene. E ci sono volte in cui fai progetti su progetti, pensi e ripensi per mesi al giro che vuoi fare, e invece quando arriva il momento scopri che non ne hai nessuna reale voglia. Quelli sono i momenti in cui ti prende veramente lo sconforto. Hai rimuginato per mesi su quel fantastico viaggio che volevi fare, e arrivato al dunque la pigrizia sembra prendere il sopravvento su quella che credevi fosse una passione incrollabile; era quello che sostanzialmente mi era successo lunedi scorso al momento di partire da San Casciano dei Bagni: una sorta di via di mezzo fra l'appagamento di una due giorni di lavoro e relax e la reale stanchezza fisica che mi stava saltando addosso. E' stato meglio tornare a casa, soprattutto facendo quello spettacolare tragitto che mi sono inaspettatamente trovato davanti chilometro dopo chilometro. Però una volta a casa ho passato il giorno seguente a cazzeggiare davanti al computer, sperando di riassorbire un po'di stanchezza e di farmi tornare la voglia di partire. La sera ero in paranoia, e quello che è successo nei due giorni successivi è stato possibile solo grazie a Giulia, mia preziosa psicologa personale a costo zero.

Sono comunque andato a dormire piuttosto abbattuto. Voglia di partire pari a zero, frustrazione a duemila. Alle otto e un quarto mi sono svegliato, e non so cosa sia scattato in quel preciso momento: ho aperto gli occhi e ho detto "andiamo". Nel tempo che ci ho messo a preparare un po'di bagagli stavo per cambiare di nuovo idea, ma mi sono imposto con tutte le mie forze di non dare ascolto alla parte timorosa di me che mi suggeriva a gran forza di non fare quel che stavo per fare. Partire per un viaggetto per me diventa ogni volta di più una piccola sfida personale, non so per quale ragione: l'importante è continuare a vincere queste piccole sfide che mi pongo davanti... è un modo per ricordarmi che questo mondo non finisce sulla soglia del mio cancello.

Alle nove e venti ero in moto. Meno di sei ore dopo avevo scaricato i bagagli nel primo albergo che avevo trovato, a due chilometri da Sorrento, con terrazzina personale affacciata a picco sul golfo. Quattrocentosettanta chilometri, una sosta per benzina e caffè, e davvero non tanta stanchezza. Infatti il tempo di staccare le valigie alla Quattrostagioni ed ero contento come un bambino a scorrazzare fra i pif-paf-destra-sinistra della Costiera Amalfitana.


Prima di partire dall'albergo ho chiamato l'amico Guido, il quale era un po'incasinato ma avrebbe fatto il possibile per raggiungermi una volta fuori dal lavoro; nel frattempo mi ha dato i primi ragguagli per orientarmi su dove-come-quando-perché, con l'idea di sentirsi più tardi. Appena fuori dall'albergo uno pensa che siccome la Costiera Amalfitana è una strada lunga tra i quaranta e i cinquanta chilometri, sicuramente prima dell'ora di cena avrà fatto il suo primo giro panoramico bello svelto dall'inizio alla fine: niente di più sbagliato. La strada è sì uno spettacolo per la guida, ma la prima volta che la vedi non riesci a fare due curve senza fermarti ad ammirare il paesaggio e fare foto. Chi vive lì probabilmente è assuefatto, ma chi arriva da novizio non può riuscire a guidare "e basta", nonostante la bellezza del tracciato. Scogliere a picco sul mare e paesaggi da cartolina ti aspettano dietro ogni curva, e fare solo quello che ti eri prefisso di fare ti risulta assolutamente impossibile.

La sera non ha tardato ad arrivare, e di sera ancora più che di giorno ti accorgi che il sud è "un'altra Italia", qualcosa a cui non sei abituato. Da noi alle sette e mezza di sera le strade sono popolate solo di gente che pigramente si dirige verso casa con l'unico pensiero di non fare tardi per la fine del telequiz; il sud è vivo, le strade pullulano di gente, tutti si riversano per strada in macchina, in motorino, a piedi... tutti danno l'idea di aver voglia di vivere e fare festa, ogni giorno della settimana. Di mercoledi sera ho cenato in una pizzeria al taglio, e ho dovuto fare la fila prima che riuscissero a servirmi. E la pizza fritta alla napoletana è qualcosa che non si può descrivere: trancetti di calzone ripieni nei modi più vari (io ho provato salsiccia e broccoli e salsiccia e scamorza, ma le varietà sono infinite...), pesantissimi ma esageratamente buoni. Una delle cene più piacevoli che io ricordi nel recente passato, benché onestamente in tutto quel casino e con quel che si sente dire ogni due secondi buttassi l'occhio sulla moto fuori dalla pizzeria per controllare che non le succedesse nulla.

Avevo preventivato di restare tre giorni, ma non so per quale ragione nonostante il posto sia bellissimo alla fine ho deciso di ripartire alla mattina del secondo. Avevo fatto due passi per Positano, avevo fatto due pieghe per la Costiera... ormai forse il mio senso di sfida era soddisfatto. Quindi la mattina mi sono svegliato di buon'ora, ho fatto una colazione leggera e sono ripartito. Questa volta mi sono fatto davvero tutta la Costiera, fino quasi a Salerno, fermandomi tra l'altro ad Amalfi che è un paesino davvero bellissimo. La cosa più meravigliosa, a parte la pastiera e soprattutto il caffè che ho potuto apprezzare nel bellissimo bar della piazza centrale, è il duomo. Non parlo dell'architettura in sé: molto bello da vedere, ma non ho competenze per poterlo valutare artisticamente. Quello che mi ha stupito e divertito è il fatto che ci siano case che praticamente affacciano le loro terrazze sul duomo, e che alla gente che ci abita sia permesso di stendere i panni direttamente lì, in culo alle belle arti e alla salvaguardia del paesaggio. Questa è un'altra delle cose belle del sud, secondo me: la vita vissuta con semplicità e leggerezza, quando da noi chi abita nel corso principale di un paese di merda come per esempio San Giovanni Valdarno se stende un paio di calzini dalla finestra ha i vigili sotto casa che gli sparano con il mitra. Nello stesso modo in cui se da noi ti fermi un attimo in doppia fila la gente ti prende a urla, mentre da loro l'ingorgo è festosamente interpretato come stile di vita.

Tornando al discorso principale e uscendo da considerazioni di stampo filosofico, dopo il giretto fino alla fine della Costiera mi sono fermato per pranzo (madonna quanto è buono o'panuozzo!), dove all'ora del caffè mi ha finalmente potuto raggiungere Guido, conosciuto anni fa sull'ormai defunto desmoblog, con il quale ho avuto modo di scambiare finalmente quattro chiacchiere di persona. E mi viene da pensare che alla fine dei conti il desmoblog, per quanto sia ormai ridotto all'ombra di sé stesso, è stato comunque almeno l'occasione di conoscere persone che hanno la mia stessa passione e di condividere questa passione con loro. E mi riferisco a Guido che è l'ultimo che ho avuto la possibilità di incontrare, ma anche a Fabio e a Marc, con i quali i rapporti sono tuttora vivi.

Come al solito, le considerazioni finali. Inutile sottolineare ulteriormente che la Costiera va vista, almeno una volta: due giorni possono anche bastare ma se si è in compagnia tre o quattro sono anche meglio. E poi il solito apprezzamento alla Quattrostagioni che ha vissuto il suo primo compleanno come le si conviene: in viaggio e con diciannovemila chilometri sul groppone, milleccento dei quali fatti in questa due giorni. Peccato solo essere alla frutta con le pasticche freno e soprattutto con la gomma anteriore: dopo poco più di tremila chilometri mi ha salutato proprio sul più bello, e solo Sauro può sapere quanto può diventare dura da guidare una Kappa con la gomma davanti finita. In ogni caso gran moto, non mi stancherò mai di dirlo.

E poi, ultimo ma più importante di tutte le altre cose, il mio ringraziamento a Giulia. Per esserci sempre, per sopportare e aiutarmi a superare le mie paturnie da viaggiatore mancato e per sapere sempre e comunque quale sia la cazzata più divertente da dire quando mi girano i coglioni.

Ti vugliobbéne!