giovedì 6 maggio 2010

Riparare motociclette è un'arte stocastica

Stavo cercando il modo di parlare del libro di Mattew Crawford "Shop Class as Soul craft" tradotto come "Il lavoro manuale come medicina dell'anima", quando ieri mi è capitato l'ennesimo episodio scatenante sul lavoro, cose del genere me ne succedono spesso, ma evidentemente doveva capitare dopo aver letto questo libro per generare la riflessione con cui sto per tediarvi.
Ho frequentato l'Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci di Firenze, scuola famosa per aver sfornato migliaia di eccellenti meccanici fiorentini, quei meccanici che facevano "gli occhi alle pulci" e che hanno reso uniche nel mondo aziende come la Pignone, quei meccanici che durante la seconda guerra mondiale fecero a gara con i famosi meccanici tedeschi su chi faceva il foro più piccolo, e vinsero, facendo un foro di pochi decimi e rimpicciolendolo con un riporto galvanico, episodio che potrebbe essere anche una leggenda, ma se lo racconta la persona giusta assume un valore indipendentemente da ciò.
Io non finii gli studi, quindi non sono diventato un tale meccanico. Smisi di studiare dopo che furono aboliti i laboratori di applicazioni pratiche. Da quell'anno in poi, sarà stato il 1996, gli studenti che aspiravano a diventare periti meccanici, quindi tornitori, fresatori, saldatori, esperti in tecnologie ecc. smisero di aver accesso ai torni, alle frese, alle saldatrici e a tutte le altre tecnologie meccaniche. Ebbi la fortuna di frequentare un'anno di " Fucina e saldatura" ed "Aggiustaggio". L'insegnante di Fucina era Franco Berretti, scultore (una sua scultura in marmo bianco ed acciaio è visibile nel castello di Civitella in val di Chiana), che per amore dell'insegnamento e per arrotondare, veniva ad insegnare ad un branco di ragazzi svogliati l'arte della forgiatura. L'aula era una vera officina da fabbro all'antica (oggi la maggior parte dei fabbri non ha più il maglio idraulico e le forge a carbone) con tutti pericoli e le difficoltà annesse, c'era una lavagna per lezioni teoriche ma non c'erano banchi e sedie. Il primo giorno che entrammo in officina sulla lavagna c'era una scritta a tutta grandezza che riportava" IL MAGLIO NON E' UNA TROIA", che stava per dire di non appoggiarsi al maglio visto che data l'assenza di sedie e la pigrizia di noi ignoranti adolescenti, la prima cosa che facevamo d'istinto appena entrati era appunto appoggiarsi al maglio.
Berretti, con fare semplice ma profondamente competente e appassionato ci insegnava come una cosa apparentemente rozza e adatta a sudici uomini con un pesante martello in mano, fosse invece ricca di segreti e difficoltà, appunto un'arte. Anche solo riconoscere la giusta temperatura del ferro solo dal colore non è cosa banale, lui urlava "è freddooooooo" quando qualcuno si ostinava a prendere a martellate un ferro che era passato dal giallo all'arancione. Oppure l'effetto indiretto dei colpi di martello e la conseguente necessità di raffreddare preventivamente le parti da non deformare ecc.
In altre parole lui ci insegnava ad essere curiosi e a pensare prima e durante l'azione. Un'altro mio illustre insegnante fu l'ing. Tacconi, quell'ingegner Tacconi che è autore del capitolo sulle ruote dentate del manuale del perito industriale, chi conosce un po' la meccanica conosce quel libro e sa quanto sia ostico l'argomento. Lui era insegnante di Aggiustaggio, teoria e pratica del lavoro in officina alle macchine utensili, con tutte le regole scritte, quelle non scritte (oggi ormai sconosciute ed ignorate) e un sottinteso insegnamento di amore per le cose fatte bene, ma soprattutto fatte con cognizione.
Oggi questi insegnamenti non ci sono più, non so neanche se insegnano ancora Educazione Tecnica alle scuole medie, materia che secondo me includeva in un certo senso Educazione Civica diventando così utilissima. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Le officine sono piene di gente bravissima a programmare macchine utensili CNC ma completamente incompetente in materia di "perchè certe cose vanno fatte così". La perdita dell'insegnamento pratico nei laboratori ha fatto in modo che si siano formate delle generazioni di metalmeccanici che non conoscono più le regole non scritte, non hanno più l'ambizione di imparare dal proprio lavoro e cercano si specializzarsi nell'arte dell'arrampicamento sugli specchi (e nello scaricabarile, in Italia siamo tanto bravi) piuttosto che nel fare il proprio lavoro a regola d'arte. Quei ragazzi una volta diplomati, se non andranno a lavorare, continueranno a studiare diventando ingegneri, alcuni insegnanti, insegnanti che non potranno più trasmettere quelle conoscenze fondamentali.


(Deutches Museum)

Durante la mia carriera motociclistica i meccanici a cui ho lasciato volentieri la moto sono solo due. Uno aveva tornio e trapano a colonna nel retrobottega, l'altro ce l'ha ancora, e non che il primo non ce l'abbia più, è solo che ha chiuso bottega. Fino a qualche anno fa era cosa ovvia che un riparatore di auto o moto avesse delle macchine utensili in officina e sapesse anche cosa farci all'occorrenza, oggi credo che la maggior parte dei personaggi che trovi nelle officine in tuta da meccanico sappia anche solo cos'è un tornio, e non parlo della definizione che ne spiega l'essenza, ma anche solo saperlo distinguere da una macchina per tappare le bottiglie.
Questa è una delle conseguenze che ha avuto l'abbandono dell'insegnamento delle arti pratiche, conseguenza che riguarda noi motociclisti. Abbiamo meccanici sempre più firmati, sempre più sigillati ed in guanti bianchi quando maneggiano le apparecchiature di diagnostica, sempre pronti a giustificare in qualche modo la tariffa oraria da far invidia a quella di un chirurgo ultrablasonato, eppure il servizio che ci offrono spesso e volentieri è scadente, sempre più distante dalla definizione di "fatto a regola d'arte", viene da pensare che il motivo per cui non si può più entrare nelle officine sia perchè se vediamo come lavorano difficilmente la coscienza ci lascia pagare il conto senza protestare.
A me se passa per la testa di portare la moto in concessionaria, viene subito in mente la risposta "sono bravissimo a romperla da solo".

Tutta questa premessa per dire che sarebbe utile se tornassimo a farci un po' di cose da soli, un po' per risparmiare, un po' per imparare qualcosa, un po' per rompere da soli le nostre moto, provare così lo sconforto di quando si fallisce una cosa che ritenevamo alla portata di un bambino, cercare per qualche ora alla settimana di non essere il lavoro che facciamo ma casomai fare il lavoro che amiamo, e come dice Crawford, tornare ad essere responsabili degli oggetti che usiamo, nel nostro caso le motociclette.

13 commenti:

  1. Bellissimo post ! ma una testimonianza la devo portare. Come avrai visto nell'officina dove lavoro cè un tornio ma ben 3 computer per diagnosi. Capisco che un' elettrauto debba occuparsi più dell'elettronica ed elettrotecnica che della meccanica ma ti garantisco che le vetture di oggi richiedono i 3 computer più che il vecchio torniettino. (che nn cambierò mai ) Non sò se è così anche per le moto fattostà che conoscere te mi ha un pò aperto gli occhi riguardo la riparazione/manutenzione della propria moto quindi un infinito grazie di essere quella gran brava persona che sei e grazie di scrivere questi bellissimi post !

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  2. Ero indeciso se comprarlo o meno quel libro... la frase 'lui urlava "è freddooooooo" quando qualcuno si ostinava a prendere a martellate un ferro che era passato dal giallo all'arancione.' mi ha convinto che ne ho bisogno. Grazie.

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  3. Porto la mia umile testimonianza.

    Quel libro ce l'ho: me l'ha regalato la Giulia per il mio compleanno e Sauro lo sa. Tanto che mi chiese di prestarglielo non appena lo avessi finito; purtroppo ha fatto prima a comprarlo da sé, dato che per il momentola mia copia giace su quel mobile ancora solo abbozzata nella lettura. Confesso i miei limiti: da una parte sono parecchio pigro, e dall'altra l'ho trovato veramente difficile da leggere. Le due cose unite mi hanno portato a desistere, ma prometto di riprovarci.

    Detto questo, il post è veramente un gran bel post!

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  4. Stupendo quello che hai scritto è semplicemente perfetto.
    Mi permetto umilmente di aggiungere che oggi il meccanico di moto non ripara più ma sostituisce pezzi secondo schemi e codici.
    Si sta perdendo la cultura e l'arte del lavoro artigiano in tutti i settori,e tanto altro ci sarebbe da dire.
    Nato nel 1965 ho cominciato a lavorare a 14 anni.

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  5. l'ho letto abbastanza in fretta, tanto mi è piaciuto. bella lettura e bella metafora della vita.

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  6. Bellissimo scritto

    capisco benissimo cosa intendi dire ed hai
    perfettamente ragione su tutto

    manca solo un applauso, ed andare in libreria a cercare il libro :-)

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  7. ps postumo

    lo consiglierei sopratutto all' 89,9 per cento dei medici. finche' si rompe la moto...

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  8. Parole sante, caro Sauro!!!! Lo vedo con mio nipote che lavora in toyota. Se gli chiedo di darmi una mano nn sa proprio da dove iniziare. I meccanici di oggi nn conoscono nemmeno la teoria del funzionamento e se un pezzo nn l'hanno mai visto, nn sanno neanche come si monta!!!! Meno male che sono della vecchia guardia hi hi hi

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  9. Io ho frequentato una scuola professionale e ho concluso con profitto il corso da motorista, ma già sul finire degli anni Ottanta i torni e le frese nelle officine di auto e moto riparazione cominciavano a lasciar spazio alle prime apparecchiature per diagnosi elettroniche. Oggi è fondamentale o quasi per le officine autorizzate avere un elettrauto o un tecnico ferrato in elettronica, mentre il resto è tutto finito o demandato a collaboratori esterni. Io se dovessi tornare a fare il meccanico oggi sarei un pesce fuor d'acqua e dovrei tornare seduta stante a scuola.Altro che riparatori, oggi più che riparare si sostituisce!
    Gli artigiani d'un tempo dovrebbero essere un patrimonio nazionale tutelato, non vessati dalle tasse e invogliati a chiudere bottega.

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  10. Grazie a tutti dei commenti, invogliare qualcuno a leggere un libro è una bella cosa, anche se fatta scrivendo una serie di minchiate.
    Io l'ho conosciuto su segnalazione di Antony, che ringrazio, l'ho letto volentieri e mi ha piacevolmente spiegato cose che forse sapevo ma non avevo messo a fuoco.
    Riguardo quello che ho scritto io, ovviamente ho dovuto generalizzare per non scrivere un poema (siete fortunati, ho pubblicato il 50percento di quello che avevo scritto), e se ho offeso qualcuno, pace :-)

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  11. Altro che serie di minchiate... :-)

    Magari era il caso di pubblicare l'intero, altro che storie!

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  12. Acquistato il libro, arrivato stamattina
    ora inizio a leggerlo e vi faro' sapere :-)

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