giovedì 18 marzo 2010

Claude Fior


A parte le poche righe di Wikipedia (veramente scarse) e poche altre in giro nel web, non si trova gran che sulla storia di questo pilota e progettista francese. Quando qualcuno ne parla è usuale che venga dato risalto solo allo scarso successo che ottennero nelle competizioni le sue moto con ciclistiche particolari (vedi Meda/Reggiani). Era infatti famoso per i suoi avantreni tipo Hossack (aveva collaborato con Norman Hossack in persona). A me piacerebbe che invece venisse ricordato per la passione e la caparbietà con cui cercò di rendere competitive le sue soluzioni creando anche interessanti varianti dell' ormai classico schema, e che si parlasse anche di come c'è sempre stata una sorta di avversione e di silenziosa opposizione nei confronti delle cose un po' alternative da parte della maggioranza di piloti e tecnici. Insomma, tutti aspetti un po' romantici che di solito interessano agli appassionati, e non ai tifosi.

9 commenti:

  1. non ho mai sentito parlare di lui. però le sue creazioni mi sembrano molto valide.

    RispondiElimina
  2. ..aspetti romantici,
    romantici proprio perchè oggi non c'è nulla del genere.
    E' straordinario notare come negli anni '70 e '80 le griglie di partenza delle gare endurance (ma anche GP, penso alla ELF 500) fossero piene di prototipi con le soluzione tecniche più diverse e (a volte) azzardate.
    Merito forse dei giapponesi che non sapevano ancora come costruire ciclistiche all'altezza di motori straordinari, basta sentire cosa dicevano di uno Yoshimura agli esordi nella superbike AMA;
    se ci mettessimo a fare un elenco dei telaisti europei più famosi del periodo verrebbe fuori una lista di almeno una ventina di nomi..
    P.S.:Verrà il momento in cui le forcelle telescopiche mostreranno i propri limiti di sviluppo, allora forse arriveranno gli onori anche per queste soluzioni.

    RispondiElimina
  3. Che ricordi hai risvegliato. Fior me l'ero proprio scordato!!! Ben fatto, un giusto tributo a delle persone caparbie ed appassionate!

    RispondiElimina
  4. Vero francesco, romanticismo da un lato ma soprattutto "idee".
    oggi se una cosa non e' strastudiata con mille simulatori e non da un vantaggio di almeno un micronesimo non viene fatta......
    il problema e' che gli schemi son tutti standardizzati, nessuno pensa trasversalmente perche' e' troppo rischioso, ed in effetti e' raro azzeccare al primo colpo soluzioni anticonvenzionali......... ma se poi uno ci riesce ?

    tanto di capello a Pif (Claude Fior) ed il suo anticonformismo e coraggio, e tanto di cappello a tutti gi altri telaisti indipendenti degli anni passati
    (da non confondersi con quelli della moto2 odierni)

    RispondiElimina
  5. A volte mi chiedo quale forma di "convenzione mentale" mi porti ogni settimana in edicola con due euro e mezzo per comprare Motosprint... e mi rispondo con sempre maggior frequenza che dopo vent'anni ormai è soprattutto un'abitudine.

    Mi è venuto in mente questa domanda che mi faccio spesso perché proprio su Motosprint, mi pare due settimane fa, c'era un articolo che parlava di quanto tecnicamente "vitale" (???) fosse la nuova categoria che sta per nascere. Si dava estremo risalto a quanti telaisti stanno avvicinandosi alla Moto2 e si esaltava il ritornato (???) romanticismo (?????) di un motociclismo artigianale che sembrava ormai scomparso.

    Il fatto che la categoria più importante a livello mondiale, MotoGP esclusa, corra con un motore di serie e uguale per tutti... sembra un dettaglio. Che nessuna Casa si schieri ufficialmente proprio per non mettere il suo nome su una moto che ha un motore fatto da una concorrente sembra non sia importante. Che le ciclistiche alla fine si somiglino tutte è irrilevante, come che alla fine queste moto per adesso vadano più piano di una Honda del mondiale Supersport, tanto che una delle migliori è proprio una Honda CBR con un pezzo di traliccio al posto delle travi in alluminio nella zona del cannotto di sterzo. Il fatto che il livello dei piloti sia da campionato interregionale anche.

    E poi ci vengono a parlare di spettacolo e ci dicono che gente come Fior non poteva avere speranze di riuscita. Ma... ora che ci penso... Britten non era uno fuori di testa come Fior? :-)

    RispondiElimina
  6. Il mondo delle corse è più ricco di convinzioni (o pregiudizi) che di idee. Quindi una cosa è avere idee e coraggio per costruire cose nuove che diano dei vantaggi, un'altra è riuscire a trovare piloti e tecnici disposti a provare e lavorare senza le convinzioni di cui sopra, per trovare le giuste strade per sfruttare certe idee.
    Sarà ovvio, ma secondo me la colpa è sempre dei soldi. Dove si corre per soldi è importante vincere subito, non è più uno sport ma un lavoro, e nel lavoro non viene mai voglia di rischiare. Non a caso sia Britten che le Guzzi Swallower che altri hanno vinto in campionati animati molto più da sana passione tipo la Bott o i vari campionati nazionali Supermono.

    RispondiElimina
  7. Era persino riduttivo definirli artigiani ed è un peccato che nel motomondiale e nelle SBK certe realizzazioni non trovino più spazio.
    Passione pura, ecco come la definisco io.
    Vieni a visitare il mio blog, io il tuo lo visito spesso e volentieri!
    http://marcagarage.blogspot.com//

    RispondiElimina
  8. Faccio l'avvocato del diavolo, proprio perchè ieri sera mi sono ritrovato a vedere una trasmissione che parlava di moto.
    Quando 20 anni fa sulla griglia di partenza della 500 c'erano più del doppio delle moto che ci sono adesso, la presenza ufficiale delle case costruttrici era molto meno massiccia.
    C'era posto per gente come Pattoni o per costruttori di telai che prendevano motori dalle case per poi metterli sulle proprie moto.
    Non è che la presenza così "invadente" delle case, unita sicuramente al maggiore costo di gestione che ha una MotoGP rispetto a una 500, abbia contribuito a tutto questo?
    E non è che la Moto2, lasciando da parte il discorso romanticismo e trascurando anche come è nata questa categoria, possa riportare alla luce un pò, dico un pò, di quello spirito?

    RispondiElimina
  9. Mah... Fabio... non lo so.

    Secondo me a dire il vero grandi speranze non ce ne sono. Fare la Moto2 è stata una cazzata e basta: telaisti con idee particolari non ce ne sono, e usare un motore di serie per fare una moto che vorrebbe chiamarsi prototipo non mi pare concettualmente così corretto.

    La Moto2 probabilmente l'hanno voluta quelli della Honda e magari a loro piace. Resta di fatto che di gente che ha voglia di rischiare strade diverse non ce n'è l'ombra, e il livello dei piloti è ai minimi storici. Forse più basso di quello della Superbike, ed è tutto dire...

    RispondiElimina