lunedì 25 maggio 2009

sabato 23 maggio 2009

"Ducati Club Racers" Assen 2009







Si é svolta poco tempo fa la Ducati Club Racers ad Assen, una bella manifestazione dove é possibile vedere il meglio delle Ducati (ma non solo) da corsa di ogni epoca in circolazione. Alla manifestazione erano presenti gli amici di Radical Ducati in veste di partecipanti/espositori ed anche Marc Poels in veste di visitatore e giornqalista. Proprio Marc mi ha inviato, con la sua solita gentilezza e disponibilità, una raccolta delle foto che ha fatto alla manifestazione.
A me non resta da fare altro che mostrarvele un po' alla volta, sperando di fare cosa gradita, ci vorranno diversi post perche le foto sono davvero tante e tutte molto interessanti.
Inizio con le foto dell'ultima creatura di Pepo, la RAD1.
La moto é davvero interessante e bella, ha il motore 999, telaio e forcellone RAD in alluminio e la striminzita carrozzeria in carbonio, e come si vede dalla foto non sfigura nemmeno se parcheggiata accanto alla Vyrus.
Complimenti a Pepo e Dino e un grazie di cuore a Marc.

giovedì 21 maggio 2009

Cagiva Alazzurra Racing

Reno Leoni e Jimmy Adamo 1985

L'alazzurra da corsa dell'epoca era un capolavoro.
Praticamente un Pantah Racing alla sua massima evoluzione, con motore NCR 650, forcella Italia, ruote Marvic in magnesio, e tutto il meglio che si poteva avere all'epoca per pubblicizare alla grande il marchio Cagiva, rispetto alle Pantah GPM mancava solo il cantilever al posteriore. (foto da http://www.pantah.eu/)




Ma questa non é solo storia vecchia. Negli USA ci sono ancora oggi dei ragazzi che portano in pista delle strepitose Pantah in versione Alazzurra, si chiamano Rick Carmody e Ed Milich (ci sono i link dei loro blog fra i consigliati), due giovani che insieme ad altri loro amici corrono con Ducati e Guzzi di ogni genere. Ci tengo particolarmente a segnalarli perché come si vede dalle foto le loro moto sono tuttaltro che rileccate e farcite di componenti ultracostosi, penso addirittura che facciano tutto da se, senza affidarsi a rinomati preparatori.

Eppure vincono.




Meno male che c'é lui a fare la guardia.




lunedì 18 maggio 2009

Morbidelli V12


Era da tanto che volevo scrivere questo post, finalmente ci riesco. L’anno scorso su consiglio di Marc siamo andati a visitare il museo Morbidelli a Pesaro, per l’esattezza c’è andato prima Enrico da solo, mentre era in giro in vacanza, ma trovandolo chiuso. Nonostante il museo chiuso però Enrico ebbe la fortuna di farsi accogliere da Giancarlo Morbidelli in persona nell’officina/studio che si trova sopra al museo. Rimasto folgorato dall’accaduto e soprattutto dalla gentilezza e disponibilità di Morbidelli, Enrico decise di tornarci dopo pochi giorni, questa volta in mia compagnia. Entrambi speravamo di incontrare di nuovo il famoso progettista, ma non fummo così fortunati. Nell’occasione, il gentilissimo collaboratore, che ci guidò in visita al museo, ci accompagnò anche nel laboratorio di restauro (officina e studio di progettazione) dove Enrico aveva pochi giorni prima sentito parlare del nuovo grande progetto di 750 V12 direttamente dal suo ideatore. Questo è quello che Enrico raccontò sul desmoblog della chiacchierata:
“.... sono ripartito per la tappa più culturalmente elevata del mio viaggio, perché anche la cultura vuole il suo spazio, e allora via verso Pesaro per una visita al Museo Morbidelli, il più grande e interessante museo motociclistico d’Italia (Marc lo conoscerà certamente…). Dopo un bel po’di autostrada trafficata arrivo a Pesaro e con facilità trovo il museo (per una volta devo ringraziare i carabinieri…). Trovo la donna delle pulizie sulla porta che mi dice che il museo è chiuso. Delusione totale: la imploro, arrivo quasi a promettere che mi metterò le pattine pper non sporcare pur di fare un giretto dentro… quando lei mi dice “Però di sopra c’è il Signor Morbidelli”. Quasi non ci credo: suona il campanello e mi fa salire nell’officina di restauro dove il Signor Morbidelli in persona mi accoglie e mi saluta. Sulle prime gli chido in cento modi di poter vedere il museo o almeno la sola V8 sull’ingresso, ma alla fine capisco che è meglio non insistere e mi lascio raccontare del museo, delle moto che stanno ordinatamente sui banchini da lavoro (tra cui una Morini ex Hailwood, 3 esemplari costruiti al mondo, mi dice Morbidelli) e del suo nuovo progetto. Vedo infatti in un angolo una ciclistica CBR600RR e chiedo che ci faccia un canchero simile in mezzo a tanta nobiltà, e lui orgoglioso mi inizia a raccontare del V12 in preparazione, per il quale utilizzerà il cambio Honda (inutile andare a inventare l’acqua calda, dice giustamente…) e inizialmente anche la ciclistica della CBR, perché il motore lo vuol sentire girare prima possibile. Questo signore, senza tanto marketing ma con tanta passione per la meccanica, sta per mettere un motore 750 a 12 cilindri dentro la ciclistica di una Honda CBR, e mi ha fatto vedere i disegni e il manichino dell’albero (peccato non avere sufficienti conoscienze meccaniche per poter capire davvero!) come un padre mostrerebbe le foto del figlio piccolo. Non usa nessun computer ma ha in ufficio-officina un tecnigrafo con cui esegue tutti i disegni, e quando non disegna restaura vecchie signore con una abilità impressionante. Su una Benelli ho visto un codino in alluminio originale, e su quella a fianco ne ho visto uno rifatto a mano dal Signor Morbidelli, forse ancora più bello dell’originale. Il progettista-battilastra è una figura che non credevo esistesse… Sono uscito da lì dentro che credevo di aver avuto una visione mistica.”
Il motore dovrebbe sfruttare il cambio e la frizione di una CBR600, infatti dalle foto dei manichini (che dovrebbero servire presumibilmente per fare le forme per le fusioni in terra), si vede anche tutto il carter frizione della Honda. Sempre Honda sarà inizialmente la ciclistica opportunamente modificata, il telaio che ho fotografato infatti ha gli attacchi motore segati. Che dire ancora, io spero di vedere presto il progetto compiuto e funzionante, nel frattempo consiglio a tutti una visita al museo (di cui posterò delle foto in futuro), è veramente bello. Raccoglie pezzi rarissimi e bellissimi, a volte unici come per esempio la Ducati 125 4 cilindri, alcune Benelli da corsa ecc.

Le foto sotto sono tutte di Phil Aynsley (non ricordo dove le ho trovate) tranne quelle non marcate che sono mie.












Questa é una Benelli 250 che nel frattempo é stata completata:

http://www.museomorbidelli.it:81/morbidelli/index.php?option=com_content&view=article&id=8&Itemid=14&lang=en

GENIO


"Che cos'è il genio? E' fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione"
...dal film "Amici miei"

venerdì 15 maggio 2009

NINJA FORMULA PACKAGE




Stasera è serata di nuove pubblicazioni. Ho visto per la prima volta questa GPZ nel video su youtube che potete ammirare; non mi ricordo come ci sono arrivato: sono i misteri della rete. Fatto sta che non ero riuscito a saperne niente: potevo solo ammirarla in tutto il suo splendore. Poi, un paio di sere fa, curiosando fra i siti segnalati dall'amico Enrico Zani su Cesena Bikers, ho aperto il blog giapponese http://roadrider-magazine.blogspot.com/, su cui per l'appunto ho rivisto questa moto. Non so leggere il giapponese, ma ho potuto comunque trovare il link del costruttore http://www.ac-sanctuary.co.jp/, e qui curiosare fra le decine di meravigliose moto che questi ragazzi realizzano con tanta passione e ottimo gusto.
Questa in particolare si chiama RCM 098, dove RCM sta per "Real Complete Machine". Il che mi fa intuire che questa stupenda moto viene allestita e venduta completa, probabilmente su richiesta del committente. Probabilmente 098 sta a significare che questa è niente meno che la novantottesima moto completa che fanno: se i risultati sono questi non mi stupisco che abbiano una vasta clientela! Ma veniamo alla moto in sé.





L'impatto estetico generale a mio avviso è semplicemente stupendo. Trovo azzeccatissima l'idea di non cambiare quasi niente della carrozzeria originale della moto, indicatori di direzione compresi. Solo una accorciata al plexiglass del cupolino, un paio di specchi più piccoli e un sottomotore moderno al posto della carena originale che vestiva solo la parte frontale della moto. Una bella colorazione rosso fuoco, le scritte originali, e il resto (anche a livello scenico) lo fanno le spettacolari modifiche tecniche. Perfino la strumentazione è rimasta, splendidamente, quella originale: scommetterei la testa che un qualsiasi preparatore nostrano non si sarebbe mai fatto mancare un cruscotto a televisore...

Le prime modifiche che saltano all'occhio sono i cerchi Marchesini forgiati, le sospensioni Ohlins (grazie per non aver messo la solita banale forcella apsaid daun di serie di una qualsiasi Aprilia Tuono o Ducati 1098...) e lo splendido forcellone con la capriata superiore di irrigidimento. Ma che dire delle splendide pinze Brembo racing rigorosamente dell'epoca che mordono quei disconi lappati? Mi pare di averne viste un paio molto simili altrove, di recente...

In generale tutta la moto è talmente bella, curata e "fine" che non si sa quasi dove guardare: dal video (meno dalle foto) si nota una paurosa batteria di Keihin FCR che in abbinamento a quello scarico in titanio promettono davvero bene... tanto più che chissà cosa si cela dentro a quel vecchio motoraccio da pensionati! Questo il link del video su youtube: suona bene o no?

http://www.youtube.com/watch?v=3UyxYoqoX5o&eurl=http%3A%2F%2Froadrider%2Dmagazine%2Eblogspot%2Ecom%2F&feature=player_embedded

Lascio volutamente per ultima la cosa che più mi ha colpito di tutta la moto, sia per la cura realizzativa che anche solo per l'idea, che trovo semplicemente spettacolare: fare su misura un serbatoio in alluminio con tanto di doppio bocchettone, lasciarlo volutamente e meravigliosamente grezzo e ignorante con le sue saldaturacce a vista, e coprirlo solo parzialmente con quella che sembra la parte posteriore del serbatoio originale. A mio avviso questa soluzione, oltre che sicuramente originale e "diversa", è incredibilmente bella da vedere, specialmente su una moto come questa.

Una ultima considerazione credo sia doverosa nei confronti di questi geniali preparatori. Da sempre si ritiene che i giapponesi siano gente priva di fantasia e passione, capace solo di copiare idee e realizzazioni da noi italiani. Noi italiani che non sapremmo che fare con una vecchia GPZ se non schiacciarla sotto a una pressa. Questa ritengo invece sia una delle tante dimostrazioni del fatto che avremmo molto da imparare dal popolo nipponico che, in sordina e spesso con tanta modestia, da sempre fa cose meravigliose.

E in Giappone si mangia anche bene!