lunedì 24 agosto 2009

IL 900 DI CIGOLLA

In questo caldo lunedi di agosto riapro la scatola dei ricordi per pubblicare una vecchia foto che mi pare il caso mostrare a chi passi da qui, a testimonianza dei vecchi tempi...
Ho conosciuto Massimiliano credo intorno al 1991. Io allora avevo 17 anni, la tanto amata Cagiva Mito e già tanta passione. Lui qualche anno in più e una Sport 750, anche se il fatto di ricordarmelo ancora in sella al Laverdone SF mi fa datare i nostri primi incontri anche a qualche tempo prima. Fatto sta che la prima volta che ho messo il culo su una moto "grossa" è stato per fare il giro del palazzo appunto con la sua Sport: me la ricordo pesante, dura di frizione e scorbutica, tanto sulle prime che pensai che la moto oltre i 125cc non fosse roba per me. Meno male che cambiai idea.

Lui in seguito mi pare a un incidente in mountain bike vendette la Sportina e un po'di tempo dopo comprò "il 900". Una 900 Super Sport del '91, modello oggi piuttosto raro perché di transizione fra le vecchie (ma che vecchie!) 750 F1 e le successive SS. Il telaio restava su per giù quello della Sport 750, ma le ruote erano finalmente da 17'', e il motore era il 900 aria/olio ancora alimentato con il malefico Weber doppio corpo che tanta gente ha fatto smadonnare.

Quando la portò in garage la SS sembrava in buone condizioni, anche se era stranamente tutta rossa. Mi ricordo ancora invece il "lieve" disappunto che lo colpì quando smontando le carene le trovò pesanti come macigni e completamente rivestite di vetroresina e addirittura antirombo... come mi ricordo le serate passate con il flessibile in mano per rimuovere la nefandezza. Fu il primo passo.

Una volta passò una serata intera ad alleggerire una pedana; la mattina mi disse che era stata una pazzia e che l'altra l'avrebbe fatta chissà quando: ovviamente il giorno successivo la moto aveva entrambe le sue belle piastre fresate (a mano!!!) ed alleggerite. Le modifiche fatte furono innumerevoli: sverniciatura cerchioni, sella originale modificata con neoprene nella zona del pilota, scarichi svuotati e rifoderati in carbonio... per arrivare alla meccanica con due teste lavorate e due Dell'Orto da 40 che funzionavano un tantino meglio del Weber di serie. In seguito arrivò, nell'ultima evoluzione, anche una carena in VTR con il poliellissoidale al posto del faro di serie, unita a uno scarico artigianale da 50 che fu subito battezzato "a collo di lòcio" per la sua immediata somiglianza appunto al collo del suddetto animale. Questa ultima configurazione a mio ricordo peggiorò un poco la situazione, dato che migliorarono nettamente le capacità di allungo del motore a scapito però dei mostruosi bassi che precedentemente lo contraddistinguevano. Sarà che son passati diversi anni, ma non mi ricordo di aver mai provato una moto con un tiro così spaventoso dai 3 ai 5000 giri. E poi anche Sauro può confermare che almeno fino a una certa velocità anche la sua 851 aveva difficoltà a mettersi dietro "il 900 di Cigolla".

Sì, perché non c'è un altro modo di chiamare quella moto. Per noi, e per lui, è stata ed è rimasta "il 900 di Cigolla". Che poi purtroppo ha fatto la brutta fine che si vede nella foto che ho ritrovato, pubblicata dall'amico Ottonero qualche mese fa nel suo blog. Dopo essere stata orrendamente camuffata da F1 oggi credo sia stata finalmente demolita.

Non chiedetemi come mai Massimiliano sia anche Igor Cigolla... lo conosco da quasi vent'anni e forse non se lo sa spiegare nemmeno lui. Forse è una specie di Dottor Jekill e Mr. Hyde, chi lo sa...

6 commenti:

  1. Perche non è possibile di fare una copia-colla ? E normale o sono io che ho un problema?

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  2. Bellissimo Post! Complimenti Enrico!

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  3. Marc, non ci riesco nemmeno io, mi sa che é un limite del sito.
    Ciao

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  4. Grazie Enrico...

    Ah... per i non toscani traduco la parola lòcio (ad Arezzo "òcio"): si tratta di un anatra, un papero... o comunque lo volete chiamare. :-)

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  5. Bel racconto Enrico!

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  6. Grazie anche a te, Fabio. :-)

    Alla fine è semplicemente vita vissuta...

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