sabato 15 novembre 2008

DUCATI SUPERLIGHT 1992











Ci sono moto che vedi una volta e te le dimentichi.


Ce ne sono altre che ti colpiscono e ti convincono ad entrare in concessionaria e staccare l'assegno per portartele a casa. Ce ne sono altre ancora che ti restano nel cuore, per tanti e diversi motivi.




Nel 1992 avevo 18 anni; la mia fidanzata di allora abitava quasi sopra alla vetrina di Bianchi moto a Incisa Valdarno, e ogni volta che passavo da lì mi fermavo a guardare quella moto rossa coi cerchi in magnesio e alluminio. Una edizione numerata, limitata, bella e inaccessibile sia per il costo che per l'impegno che poteva richiedere a chi scendesse da una 125. Sogno dei miei 18 anni...




I sogni a volte si realizzano; a volte lo fanno subito e a volte ci mettono del tempo. Il mio sogno si è realizzato dopo quattordici anni. Nel 2005 vedo una SL del '92 su e-bay: amore a prima vista, ma avevo anche un'altra moto e non ero preparato ad averne due, soprattutto da un punto di vista psicologico, mi sa. Contattai comunque il venditore, un tipo di Macerata, ma alla fine non se ne fece di niente. A inizio 2006 un altro annuncio su e-bay mi convince ad approfondire il mio "discorso SL", e con Sauro una mattina parto per andare fino a Brescia per vedere questa moto. Contrariamente a quanto descritto per telefono dal venditore, la moto cascava a pezzi, e anche a seguito di una piccola discussione decisi di lasciargliela. Comprare una moto come quella per me non era solo una questione di soldi=moto: la sentivo quasi come una adozione, un passaggio di consegne... e il tipo non sapeva nemmeno che cosa avesse in garage.



Il tarlo ormai si era impadronito di me, e la sera stessa, appena a casa, mi misi alla ricerca su internet. Mi imbattei di nuovo nella SL di Roberto di Macerata: bella come il sole e con un proprietario decisamente più alla mano. Dopo una visione di persona e una chiacchierata mi presi un po'di tempo per pensarci e alla fine presi la decisione. Tra i soliti dubbi sulla reale utilità di avere due moto in garage; dubbi scomparsi appena la moto scese dal furgone per diventare mia.




Le sue condizioni erano ottime, considerata l'età, ma via via ha avuto bisogno di qualche aggiustamento per tornare in perfetta efficienza: è stato un bel gioco anche solo passare ore e ore su ebay a cercare le parti mancanti. Oggi le marmitte, domani il parafango anteriore, poi la strumentazione, le pedane in ergal, le pompe radiali, i semimanubri di una 916... tutte cosine trovate passando nottate davanti al computer...





Il resto, il grosso del lavoro, l'ha fatto Sauro. Adattare i manubri della 916 e le pompe radiali è stato un lavoro certosino che solo la passione di un amico poveva realizzare, e il risultato è quello che si vede nelle foto che a dire il vero non sono del tutto aggiornate: e poi una moto così è una continua evoluzione di sé stessa. Mai stravolgere, ma mai restare sulle proprie posizioni: chissà cosa arriverà da qui in avanti...

7 commenti:

  1. Mah,

    sono perplesso, 70cv, niente monobraccio, niente marmitte scaldaculo, niente pinze radiali, niente di niente insomma.
    Come fa ad emozionare una moto così.

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  2. Infatti appena ho potuto l'ho sbattuta per terra uscendo dal garage... giusto per ricominciare a NON usarla...

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  3. Ma cosa dice il Superpantah

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  4. La Superlight è una delle più belle moto realizzate sinonimo di eleganza, grinta e armonia.

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  5. Mi sa che Sauro era ironico... :-)

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  6. Si ok mettiamola così

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  7. Non c'è da metterla in nessun modo, Anonimo. E' così e basta, e te lo dico perché conosco Sauro e perché alla fine l'ultima spinta per comprarla, questa moto, me la diede lui.

    E magari se inizi a firmare i tuoi interventi ci fa piacere...

    Grazie.

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